Quaderno del cammino

Cammino di San Francesco Rimini – La Verna

INDICE

Giorno 0, Rimini

Giorno 1, Rimini – Villa Verucchio

Giorno 2, Villa Verucchio – Palazzo Serre

Giorno 3, Palazzo Serre – Novafeltria

Giorno 4, Novafeltria – Sant’Agata Feltria

Giorno 5, Sant’Agata Feltria – Balze di Verghereto

Giorno 6, Balze di Verghereto – Sorgenti del Tevere – Montecoronaro

Giorno 7, Montecoronaro – La Verna

Giorno 8, La Verna

Epilogo

Note

 

25 Aprile 2019 – 4 Maggio 2019, Lorenzo Torriani e Sara Lovera

Annunci

Yoshimoto su educazione, solitudine e felicità

Loro vivevano nella felicità. Erano state educate, forse da genitori affettuosi, a non oltrepassare i limiti di quella felicità, a qualunque cosa si applicassero. Cosí non conoscevano veramente la gioia. Non si può scegliere fra queste forme di vita. Ogniuno vive solo come sa. Felicità é anche non accorgersi che in realtà si é soli. Non é mica una cosa da disprezzare. Si mettono il grembiule, ridono giulive, imparano a cucinare, si innamorano mettendocela tutta, magari anche con qualche lacrima e ansia, e infine si sposano. Una vita cosí non mi dispiacerebbe. È facile, é bella, io invece, quando sono stanca di tuttto, quando ho i brufoli, quando di notte avverto la solitudine e telefono agli amici e nessuno risponde, odio la mia nascita, la mia educazione, la mia stessa vita. Sono scontenta di tutto.

Kitchen, Banana Yoshimoto, Feltrinelli, p. 57

<- D.H.Salinger sull’amare

Solo chi ha destino rovina ->

D. H. Salinger sull’amare

[…] Loro non vogliono bene a me [e a mia sorella] allo stesso modo. Voglio dire che non sono capaci di volerci bene cosí come siamo. Non sono capaci di volerci bene se non possono sempre cambiarci un poco. Amano le ragioni per le quali ci amano quasi quanto ci amano, e quasi sempre di piú. È una cosa che non va bene.

D.H. Salinger, Teddy in Nove racconti, 2014 einaudi, p 219

Yohimoto su educazione, solitudine e felicità ->

Chiusa di Pesio, 21 Giugno 2019, solstizio d’estate

Festa della fertilità.

Fuochi nella notte di San Giovanni

Festa della luce.

In Senso orario, secondo i punti cardinali, secondo le stagioni, secondo il tempo.

Il fuoco brucia.

Dopo il sole del giorno.

E poi tutti si danza.

Anche la cenere, a spirali, s’innalza.

Lontano dal fuoco si rigenerano il buio e la foresta.

Tutto attorno si prepara la notte più corta mentre affievolisce il canto.

E in ultimo, per gioco, ciascuno come vuole, si riposa.

Note al Cammino Rimini – La Verna

CAMMINO IN GENERALE

Il cammino si muove lungo tutta la sua prima parte su strade sterrate facilmente percorribili, salvo brutto tempo, in particolare nel passaggio fra San Leo e Maiolo, crinale argilloso che in caso di pioggia tende a trasformarsi un uno scivolo. Successivamente fino a La Verna, le tappe si fanno montane, tra strade bianche e sentieri ma ben segnati e facilmente percorribili. Si consiglia di portare acqua, non sempre vi è la possibilità di rifornirsi. L’ospitalità è stata indescrivibilmente ottima ovunque, tutti sono stati disponibili e hanno fatto il possibile per rendere il nostro soggiorno bello e piacevole, se proprio dovessi scegliere qualcosa di particolare da non perdere, vi consiglierei il Monastero delle Clarisse, Vespri e Mattutini, e un pranzo o una cena tanto a Palazzo Serre quanto qui a Balze di Verghereto.

Buon Cammino!

VIAGGIO STANDARD E MODIFICHE

Il percorso originario è stato studiato e preparato dall’ass. Umana Dimora di Rimini, in particolar modo trovate il percorso, i tempi di percorrenza e le mappe qui.

Il percorso originario prevede 5 tappe , qui opportunamente presentate e descritte.

Per diverse ragioni, sia di salute che di desiderio di un cammino lento e attento, noi abbiamo deciso di prolungare il viaggio suddividendo le tappe in maniera meno faticosa fino ad arrivare a 7gg. Fondamentale è stato l’apporto dell’associazione nella persona di Marco, che ha perfettamente compreso le nostre esigenze, ci ha aiutato a riscrivere una parte del percorso, stabilire le nuove tappe, allietato con saluti e consigli durante il cammino e permesso contatti con persone che poi ci avrebbero accolto.

MATERIALI E STRUMENTI

Tutti i testi, tranne dove diversamente specificato, sono di Lorenzo Torriani, rilasciati in cc – Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale

Tutte le fotografie sono state scattate con mobile Huawei p10 lite e, tranne dove diversamente specificato, sono di Lorenzo Torriani, rilasciate in cc – Attribuzione – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale

___________________________

<- Epilogo

Giorno 0 – Rimini ->

Epilogo

[5/6/7/8 Maggio 2019]

A volte un arrivo, una partenza e un ritorno coincidono con elegante simmetria, il tempo che li ha separati pare non essere mai esistito, dissolto in un’unica presenza sincrona.

IMG_20190503_190204.jpg

civiltà uno

Poi, i pensieri cominciano a riaccadere, sembrano roba d’altri, appaiono brancolando come fantasmi: navigano nella mente senza chiedere permesso, oltre ogni capacità di impedimento; assorbono forza, energia vitale ed intenti ipnotizzandoci in desideri, ragionamenti che fino a pochi passi prima non esistevano, non pensavamo, non desideravamo. Arrivano così, ondeggiando tra una parola e l’altra tanto da non poterli crederli miei, mi attraversano da fuori, come se vivessero una vita propria, ombre nella notte, mantelli a ricoprire fuochi fatui.

IMG_20190504_223142.jpg

civiltà due

La vita di casa è ancora qui, mi aspetta come un vestito aggiuntivo, io stesso l’ho disegnato, cucito e tagliato, ma senza riuscire a prendermi bene le misure – mi muovevo continuamente. Mi si adatta si, ma non del tutto: è un modello sempre vecchio, appena lo raggiungo e mi ci infilo sento ogni rattoppo bruciare, da ogni strappo entrare aria gelida. Nonostante questo mi copre, mi riscalda e mi rassicura, adattandosi nuovamente alla mia pelle, senza scampo.

Più passa il tempo, più il vestito si fa sformato, le sue falde creano increspature e vuoti intollerabili. O sarò io a trasformarmi fino a rassomigliargli, oppure sarà lui a logorarsi, fino a essere buttato.

_________________

Stanotte ho sognato.

Camminiamo per questi castelli, cunicoli, parchi e selve, cercando uscite labirintiche, tra massi, poggi, fra una torre e l’altra, fra un giardino, un campo e un altro giardino. Passiamo tra lunghi corridoi di pietra, come se tutto fosse collegato – castelli, torri, alberi, foglie – e dormiamo in strane ma accoglienti stanze, torrette semicircolari, su letti di sasso, diramazioni naturali dei muri in pietra viva che proseguono al centro della stanza, levigati dall’acqua, comodi, affatto duri, di colori tenui, terre colorate rosa, gialle, mattone, contornate da semplici linee decorative.

Dormiamo la notte e la mattina ci svegliamo, continuando a camminare.

Continuiamo per – non ricordo – uno o tre giorni questo pellegrinare, fino a trovare degli amici, rendendoci conto solo in quel momento di aver compiuto un periplo, di aver chiuso un cerchio tra i castelli e le torri che abbiamo toccato.

L’ultimo luogo è un enorme cortile tra lontani muri, un arrivo dove arriviamo tutti, come corridori. In fondo un palco dove premiano gli appunti migliori del proprio viaggio, a cui sono stato invitato, senza che questo mi gioisca.

Ho delle remore a lasciare quello che sto scrivendo- sarà, forse non ho fiducia – osservo il palco, mentre le persone si diradano raggiungendolo – non so più che fine abbia fatto ciò che ho scritto – scorgo un sentiero alla mia sinistra, va nella boscaglia, mi giro e a gran passi, lo prendo.

Nel dormiveglia si incidono delle parole nella mente, le lavo, le modello e le limo, per poterle ricordare, o scrivere al mio risveglio.

Al momento ancora non hanno trovato la strada per uscire.

Evidentemente non mi sono ancora svegliato.

<¬ Giorno 8, La Verna

Giorno 8, La Verna

[3 maggio 2019]

Venuto il mattino, e sospeso il cammino, ci troviamo nel tempo ibrido fra la necessità di tornare e il trovarsi ancora tra alberi e brecce, colonnati e celle, ricostruendoci.

Un’antica fenditura trasversale sostiene il nuovo luogo sacro prodotto dall’accumulo di pietre levigate e impilate dall’uomo per più di 800 anni.

Il vuoto sostiene il pieno, ne permette l’esistere, fa lo spazio della caduta, della vertigine, del pànico che attraversa accarezzandone le rocce che lo delimitano, camminandovi sotto, in mezzo, tra il gocciolío dell’acqua che ne satura gli spazi perpendicolari.

Chi viveva qui sapeva distillarne il potere, sopravvivervi e renderlo reale, trasmetterlo.

Noi a breve prenderemo gli zaini e scenderemo l’ultimo tratto di pietre levigate fino alla statale, dove ritorneremo reali prendendo un bus, facendoci portare in un posto lontano  con pochi minuti di lavorìo meccanico, scelta che fino a ieri avrebbe richiesto sudore, attesa, pazienza, ore levigate da secondi d’attenzione, migliaia di passi, migliaia di respiri ritmici e altrettanti battiti del nostro cuore.

Ingresso agiografico

Un primo approfondimento

Proseguendo

Si trova una frattura

Nella roccia

IMG_20190503_105559.jpg

All’esterno è trasversale

IMG_20190503_083818.jpg

Il tempo ibrido

<- Giorno 7, Montecoronaro – La Verna

Epilogo ->

Giorno 7, Montecoronaro – La Verna

[2 maggio 2019]

È sempre difficile l’ultimo passo, faticoso, sa di fango dove il piede si alza a fatica, pesante del peso di terra accumulata.

Ma guardando indietro si rivede ogni roccia passata in mezzo al confondersi dei quando, disciolto in semplicità di propositi e in chiarezza di gesti simili, ripetuti, reiterati, naturali.

Guardare avanti porta un poco di commozione per il compiuto e il tempo donato, che diventano reali sotto i nostri piedi, nelle nostre bocche, nelle nostre parole e poi nel petto, un misto di aria e sangue, il movimento della vita.

Da arrivati poi, rimane la bellezza del riposo, della compagnia; la chiarezza del dover rientrare e la saggezza di dover ripartire.

Si scorge tra i rami

Alle spalle

In contatto col cielo, Monte Calvano

Monte Penna

Un lungo sagrato

Andando verso

Prima di dormire

<- Giorno 6, Balze di Verghereto – Sorgenti del Tevere – Montecoronaro

Giorno 8, La Verna ->