Coscienza e mine

[Pubblicato su: Riflettendo.it]

Nelle valli di Brescia prese la parola una donna rimasta vedova ancora giovane: ha cominciato col presentarsi.
“Non ho ancora trent’anni e lavoro a domicilio su commissione di una fabbrica con capitale al 50% della Fiat: in casa, io e i miei ragazzini, ne ho tre tutti ancora piccoli, lavoriamo su un grande tavolo, si montano timer tecnologici e altri aggeggi a forma di giocattolo. i bambini imparano presto: sono più bravi di me, e si divertono quasi. Dopo qualche mese, parlando con altre donne di famiglie vicine, ho scoperto ch e questi aggeggi erano componenti di mine antiuomo. Io manco lo sapevo cosa fossero ‘ste mine antiuomo: mi hanno spiegato che quelle specie di giocattoli che andavo assemblando erano bombe potenti in miniatura e venivano gettate a pioggia dagli aerei sui campi, per poi esplodere appena un bambino le raccoglieva per giocarci. Impossibile!, dico io. Se fosse vera una roba simile…no, no… allora un ragazzo mi ha mostrato un giornale sul quale c’erano le sagome di quei giocattoli, e vicino delle foto più grandi con dei bambini senza mani e altri senza gambe. Di colpo ho visto i miei figli ridotti a tronconi come quelli. Il giorno dopo sono andata alla fabbrica dove concludevano l’assemblaggio e ho restituito tutti i pezzi che ci avevano dato. E adesso non so come cavarmela, ma pur di non tornare a fare quel mestiere da criminali, preferisco piuttosto andare a fare la puttana”.

Da “Una vita all’improvvisa” di Franca Rame e Dario Fo, testimonianza di una operaia negli anni settanta.


Presentazione libro a “Che tempo che fa” del 9 Maggio 2009

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