Flatlandia

[ Pubblicato originariamente su Riflettendo.it]

Alla costituzione di un mondo perfetto deve accompagnarsi la costruzione di una serie di regole perfette.

È questo il dettame di ogni geometria che si rispetti.

Ogni possibilità di deduzione e di successiva costruzione, deve poter essere coerentemente e linearmente tratta dalle precedenti, ogni complessità che ne consegue, è frutto di una ovvietà precedente.

Senza scavare troppo a fondo nel baratro del terzo teorema di Pitagora, scoprendo i lineamenti sinuosi di universi concavi e convessi, dove le parallele sono di tutt’altro significato che non nella nostra piatta e regolare cartografia, dirigiamoci alle porte di un modo assai più modesto, diretto da due uniche dimensioni, il largo e il lungo, e da due sole direzioni, il Nord e il Sud.

In Flatlandia vi sarà impossibile chiedere ad un vostro amico quanto sia alto, visto che di lui conoscerete perfettamente angoli e perimetro, ma ciò che si trova sopra di lui in realtà si troverà solo a nord, solo lungo una delle due vie disponibili, lunghezza o larghezza, nord o sud.

Detto altrimenti, noi, abitanti di Spacelandia godiamo di tre dimensioni con cui misurare le nostre cose, le nostre case, i nostri amici. Sappiamo che siamo alti, larghi e profondi, tanto profondi che alle volte si fa prima a saltarci che a girarci attorno.

Li di Flatlandia si è solo larghi e lunghi, e di saltare non vi è proprio l’idea, visto che di spazio dove saltare non vi è neanche l’ombra. Anzi, di ombre, proprio non ce n’è, non essendoci altezza per produrle.

L’unico modo per conoscere i propri compagni, che qui di sfuggita sappiamo essere quadrati, pentagoni e triangoli o se avete amici di elevata nascita, poligoni regolari di n lati, è tastarli, oppure imparare a riconoscerne il numero dei lati indovinando dalla scarsa luminosità della loro vicinanza quanti e quali lati abbiano.

In Flatlandia la gelida aria geometrica che guida le scelte di vita impone una regolarità senza posa e senza sosta, dove ogni discostamento dalla norma e dalla regolarità, implicita nelle figure geometriche regolari, costa l’eliminazione e la morte di chi ha avuto la sventura di nascere irregolare o di diventarvi per imperizia o eccesso di lascività e di immoralità, altrettanto regolarmente connesse a mancate qualità, strettamente razionali, che società, regola e natura impongono agli abitanti di quei luoghi.

L’eliminazione dell’irregolare, di colui che presenta minime differenze nelle lunghezze dei lati e nelle conseguenti ampiezze degli angoli, è il primo pensiero dei governanti di Flatlandia, spaventati dalla mancanza di regolarità e di sicurezza che ne deriverebbe, poiché Regolarità e Sicurezza, assieme alla Fede nelle regole sono i tre principi che saldamente guidano la comunità e ne determinano le regole di vita.

A custodia di tali regole vi sono le figure più popolari e temute, i cerchi, o meglio, poligoni di n lati, che possono esibirne sino a diecimila, da cui il loro titolo onorifico, e la loro stessa casta, dei preti o sacerdoti a cui tutti debbono fede e obbedienza assoluta.

Al di sopra del loro capo pende, figurativamente, in quanto, in flatlandia non pende nulla, non essendoci altezze da cui far pendere pendagli, e nemmeno spalle su cui metter teste, l’importante  compito del mantenimento delle regole e della gerarchie, in particolare nei confronti delle donne, degli operai e dei soldati, triangoli isosceli tanto acuti da poter uccidere al solo tocco, confinati al gradino più basso ed eliminati per un nonnulla.

Si dia il caso, che tale illuminata civiltà si regga sulla credenza assoluta che lo spazio a due dimensioni sia l’unico spazio possibile, tanto quanto noi, in Spacelandia crediamo fermamente solo in tre dimensioni e una quarta ci riesce ridicola al solo pensiero.

La difesa di tale credenza è continua, sanguinosa e irreprensibile, ogni cosa rimane ferma al suo posto e ogni deviazione viene velocemente e impietosamente corretta con la morte.

Immaginate che un quadrato sfortunato sia stato prescelto da una sfera per visitare il mondo di Spacelandia con tutte e tre le sue dimensioni, e di doverlo poi rivelare e dedurre ai suoi compatrioti di Flatlandia.

Infrangere il dettame del visibile, convincere con il ragionamento che altro, oltre ciò che viene semplicemente percepito dai suoi compagni quadri è possibile, diviene la regola ferrea di questo nuovo quadrato profeta, ricominciare ad utilizzare la geometria come uno strumento per immaginare e scoprire nuovi possibili mondi si scontrerà con la regola sociale altrettanto ferrea di preservare la regola esistente che permette a tutti di vivere una esistenza, è il caso di dire, piana.

Forti delle progressioni geometriche regolari, sappiamo che per molti che passino di qui, almeno uno sarà curioso di sapere cosa il nostro umile quadrato illuminato abbia detto alla sua gente, e di come regole, rette, punti, solidi e piani vivano spensieratamente la loro vita uno nell’ignoranza dell’altro e di come una breccia aperta nel possibile rappresenti una discontinuità del sapere in attesa di un nuovo mondo per divenire realtà.

A proposito di E. A. Abbott

Qui la versione inglese integrale di Flatlandia

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