Bianco

[Pubblicato su yaduende]

È appena entrato.

Nulla traspare.

La partita.

Tutta da giocare.

Le carte scorrono.

In tranquillità.

Cammina.

Passo sciolto.

Prende la sedia.

Tra le dita.

Si siede.

Guarda.

Osserva.

Le sue carte.

Molte.

Troppe.

Poco chiare.

Utili.

Inutili.

I suoi compagni di gioco.

Molti.

Troppi.

Poco chiari.

Utili.

Inutili.

Il tavolo da gioco.

Grande.

Troppo grande.

Tondo.

Le carte intanto.

Scorrono.

Incessantemente.

Lunghe.

Serie.

Combinazioni.

Regolate.

Il bello.

Il brutto.

Non sa dove vanno.

Da dove arrivano.

Lontane intuizioni.

Così sembra.

Dal tavolo.

Arrivano.

Dal centro del tavolo.

Dal centro del tavolo.

Arrivano a tutti i giocatori.

E a lui.

E agli altri.

Alcuni lanciano.

Alcuni scambiano.

Carte.

Alcuni no.

E il gioco prosegue.

Lo scopo.

Da inventare.

Durare di più.

Fino a che.

Hai da spostare.

Altrimenti la partita è finita.

Quando non sai più dove.

Quando non sai più muovere.

Le tue carte.

La partita.

È finita.

Non prima.

Non dopo.

Non mentre.

Le carte scorrono.

Riflessivo.

Attento.

Attento ad ogni combinazione.

Che non sia l’ultima.

Ma potrebbe esserlo.

Vuole vincere.

L’ultima carta.

L’ultima combinazione.

Le carte si bloccheranno.

Lui si bloccherà.

La partita sarà finita.

Niente più combinazioni.

Per lui.

Per lui solo.

Ma gli altri.

Continueranno a giocare.

Come se nulla fosse.

Come se non fosse mai esistito.

Tutto.

Identico.

Solo che.

Sarà fuori.

Ma vuole vincere.

Non deve.

Quell’ultima carta.

O combinazione.

No.

Maledette.

Lui gioca per vincere.

Tutti giocano per vincere.

Ma tutti perdono.

Prima.

Poi.

Bruscamente.

In un attimo.

Dall’inizio.

Alla fine.

Ma.

Tutti perdono.

Tutti vedono.

La loro ultima combinazione.

Tutti.

Anche lui la vedrà.

Ma ora si vince.

Punto.

E basta.

Non c’è tempo.

Pensare.

Perdere.

Bisogna giocare.

Bisogna valutare.

Bisogna scegliere.

Tutti fanno così.

No.

Non tutti.

Uno ce n’è.

C’è n’è uno in giro per la sala.

Dove te ne vai?

Perché dovrei rimanere?

Non vedi che stai giocando?

Vedo.

E allora perché non sei seduto a giocare?

Non voglio.

Perché qui non ci dovevo venire.

Perché nessuno mi ha chiesto se volevo giocare.

Perché nessuno mi può obbligare.

E allora.

Buon divertimento.

E così si riparte.

Senza mai aver smesso.

Le carte scivolano.

Alle volte le porti.

Alle volte ti portano.

Dove vuoi.

Dove vogliono.

In qualunque luogo.

Da nessuna parte.

Vince chi le lega.

Ma perde.

Vince chi ne da significato.

Ma perde.

Chi comanda?

Loro?

Lui?

Le carte?

Tutti?

O nessuno?

E si fa kaos.

Si è costretti.

Si è liberi.

O ci si salva.

O ci si perde.

Definitivamente.

In mano sua.

Solo qualche volta.

Il flusso corre.

Non aspetta.

Non rimpiange.

E continua a correre.

Anche se è fermo.

Immobile.

Pietrificato.

Per cambiare.

Prova.

Riprova.

Intanto gioca.

Irresistibilmente.

Senza sosta.

Sempre.

In ogni momento.

Pensando ad altro.

E il tempo passa.

E le combinazioni viaggiano.

La concentrazione sale.

Il ritmo aumenta.

Tutta la partita.

È sempre più difficile.

Cerca.

Attendi.

Pondera.

Scegli.

Gioca.

Attento.

Cerca.

Imparando.

E imparerà.

Fino a che.

Non saprà più nulla.

Fino a che.

Non sarà più nulla.

Fino a che.

Sarà tutto.

E continuerà.

Ancora.

Fino alla fine.

O quasi.

Ma è attento.

Alle bizze.

Alla pressione.

Alle prove.

All’attacco.

Alla difesa.

Ora è carico.

È al massimo.

Non deve piegarsi.

Non deve mollare.

Ma può farlo.

La pressione distrugge.

Alza la testa.

Cattive sorprese.

Un’impressione.

Rigioca.

Riconcentrati.

Un’altra mossa.

Sempre più difficile.

Rialza la testa.

Le sorprese.

Peggiorano.

La mossa.

Sfugge.

Persa.

Per sempre.

Rialza la testa.

Incredibile.

Un’altra mossa.

Scuoti la testa.

Un’altra mossa.

Picchia la fronte.

Un’altra mossa.

Picchia contro il tavolo.

Brutte sorprese.

Un’altra mossa.

Allucinazioni.

Chiude gli occhi.

Mentre arriva un’altra mossa.

Inutile, inutile.

Ogni volta.

Alza la testa.

Non è cambiato nulla.

Impazzire.

Da un momento.

All’altro.

Le carte stringono.

Le carte strangolano.

Non è semplice.

Si fa più complicato.

Potrebbe concludere.

Da un momento.

All’altro.

Sembra che stia.

Per impazzire.

Non capisce.

Non capisce nulla.

Di quelli che ha attorno.

Tutti quelli che giocano.

Con lui.

Non sono loro.

Non sono più.

Chi li guardava.

Come li vedeva.

Un attimo prima.

Le carte.

Inclementi.

I suoi vicini.

Sempre diversi.

Su tutto il tavolo.

Non cambia nulla.

Prima tutto era più chiaro.

Ma ora è tutto diverso.

Il prima non c’è più.

È morto.

Ciò che rappresentava.

Il prima.

Era più semplice.

C’era lui.

C’erano quelli che giocavano.

Con lui.

Ed erano uomini.

Come me.

Come te.

Ora non più.

Tutto è cambiato.

Un problema.

Grave.

Attorno non vede più.

Più uomini.

Prima lo erano.

Erano uomini.

Semplici.

Niente altro che uomini.

Comuni.

Uomini.

Donne.

Normali.

Niente di strano.

Tutti diversi.

Ma tutti uguali.

Uomini.

Ora sta.

Per impazzire.

Davanti.

Non più uomini.

Davanti.

Non più donne.

Qualcos’altro.

Gioca davanti a lui.

Gioca a carte.

E sono specchi.

Specchi.

Che giocano a carte.

E gli sono di fronte.

E gli sono di lato.

E gli sono dappertutto.

E sono degli specchi.

E lo riflettono.

Lui.

Da tutte le angolature

Nessuna esclusa.

Sono tutti i lati del tavolo.

Che è rotondo.

E lo riflettono.

Da tutte le angolazioni.

Da tutte le parti.

Da tutte le parti.

Un lui diverso.

Uno specchio a destra.

Lui a destra.

Uno specchio a sinistra.

Lui a sinistra.

Uno specchio di fronte.

Lui di fronte.

Tanti specchi.

Tanti lui.

Infiniti specchi.

Infiniti lui.

E impazzisce.

Non esiste più.

È da tutte le parti.

In tutti gli specchi.

Che una volta erano uomini.

Alla mano precedente.

Non esiste più.

Non è da nessuna parte.

Ce ne sono troppi.

Troppi lui.

Uno.

Per ogni specchio.

Lui.

Non c’è più.

Ci sono gli altri.

E lui è dentro.

Negli altri.

Uno.

Per ogni altro.

La partita.

Stringe di più.

Potrebbe anche essere.

L’ultima mossa.

E poi andare.

Se sarà l’ultima.

Altrimenti avanti.

Solo.

Per la propria strada.

Inizia a sudare.

Le carte volano.

Le dita ci volano sopra.

Non alza lo sguardo.

Massimo della concentrazione.

Poche mosse.

O gioca.

O perde.

O vince.

O è finita.

L’alienazione.

La distruzione totale.

L’annichilimento.

Il tempo buttato.

Più vicini.

Lo sfiorano.

Lo toccano.

Lo percuotono.

Lo lasciano.

E le carte si allargano.

E la calma penetra.

Nella mente annebbiata.

Non stringe più.

Come prima.

Lo hanno mollato.

La sua partita.

Difficile.

Ma non finita.

Il sudore imbrattato.

La testa si rialza.

C’è un nuovo.

Problema.

Attorno ci sono specchi.

Non c’è più lui.

Guarda dentro gli specchi.

Dentro gli specchi.

C’è uno specchio.

Lui.

Lui è diventato uno specchio.

Lui è diventato uno specchio.

Dentro gli altri specchi.

Anche lui è uno specchio.

Che riflette altri specchi.

Da tutte le parti.

Non c’è più nulla.

Oltre agli specchi.

Non c’è più lui.

Non ci sono più loro.

Ci sono specchi.

Che si riflettono.

All’infinito.

Ci sono solo immagini.

Di chiunque.

Di qualunque cosa.

Di chiunque altro.

Riflessi di riflessi.

All’infinito.

E ora.

Utopia.

Tutto è più chiaro.

Sono specchi.

Si riflettono.

Per sé sono qualcosa.

Sono specchi.

Non sembra molto.

Ma non è poco.

Tutti sono.

Degli strumenti.

Degli strumenti per guardare.

Il mondo.

Gli altri.

Dio.

Ognuno vede.

Oguno guarda.

Non ci sono due specchi.

Sulla stessa sedia.

Ma ce ne sono.

Infiniti.

Non ci sono due riflessi.

Uguali.

Ma ce ne sono.

infiniti.

Anche lui riflette.

Anche lui riflette.

La sua angolatura.

Non è un nulla.

È questo.

È un modo.

Di tagliare.

L’angolo.

È strumento.

È sé stesso.

Lo è attraversando gli altri.

Gli altri lo sono.

Attraversando di lui.

Non fa una piega.

È ovvio.

È semplice.

Non c’è molto.

Da capire.

C’è molto.

Da vivere.

Intanto gioca.

Continua a giocare.

Che la fine è vicina.

Niente più mosse.

Niente più niente.

Di niente.

Ti alzerai.

Sconfitto.

Ma vittorioso.

Abbattuto.

Ma sereno.

Perdente.

Ma vincitore.

Solo.

Ma con tutti gli altri.

E avrai risposte.

Ai vecchi dubbi.

Che sono sempre dubbi.

Che sono sempre uguali.

Che sei sicuro rimarranno tali.

Fiducia.

Speranza.

Nessuna delle due.

Altre.

Nuove.

Tra un dubbio e l’altro.

Che rimane come era.

Te lo daranno.

Quel regolamento.

Le mosse.

La verità.

Ciò che potevi fare.

Ciò che dovevi fare.

Chi.

Dove.

Come.

Quando.

E perché.

Lo avrai tra le mani.

Sudate.

Ferme.

Curiose.

Sfiduciate.

E lo aprirai.

Senza interesse.

I dubbi sono dubbi.

Ma i dubbi si diradano.

Tutto quadra.

Eppure nulla.

Tutto è ovvio.

Ma impensabile.

Chiaramente.

Universalmente.

Valido.

Ricercato.

Senza senso.

Senza geometrie.

Senza spazi.

Senza tempi.

Tutto in perfetto ordine.

O kaos.

E leggerai allora.

Dell’ordine.

Del kaos.

Dell’amore.

Dell’odio.

Delle passioni.

Di Dio.

Di ciò che è stato.

Di ciò che è.

Di ciò che sarà.

Del tempo.

E della sua mancanza.

Sudato.

Distratto.

Accorto.

Curioso.

L’occhio.

Scorrerà.

Su un foglio.

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