Su La Reinvenzione del Silenzio di Babsi Jones

[Pubblicato su Yaduende]

All’inizio pensavo di essere qui per darvi qualche impressione su di un libro intitolato Sappiano le mie Parole Di Sangue, e invece, mi scopro dopo circa due mesi dalla sua lettura, a scrivere due righe assolutamente difficili su un post di commiato, la Reinvenzione del Silenzio [oggi purtroppo il post non è più raggiungibile sul sito originale, ma lo trovate qui].

Per chi non conoscesse la vicenda la ri-riassumo in due parole.

Per il web, almeno quello che mi capita di girare, incontro alcune foto e alcuni racconti sulla guerra nei Balcani che non conoscevo e non avevo mai letto (D’Alema – Sheriff, we remember you!), che appartengono tutti alla stessa persona, tal Babsi Jones, che a breve, un paio di mesi, avrebbe pubblicato un libro, slmps (Sappiano Le Mie Parole Di Sangue, appunto). Da li ho iniziato a seguirne un po’ il blog (mi recalcitrano un po’, lo so), la fotografia e i progetti. Insomma, mi sono ritrovato conivolto.

All’uscita del libro nessuna reazione ufficiale, ma molte mille reazioncine, cori, stadi urla, disinformazione e disillusione che si sommano nel cerchio delirante dell’urlo e del richiamo.

Da cui sia arriva al post di cui stiamo parlando.

Aldilà di come diavolo sia scritto il libro, se sia lecito o illecito, se troppo puro o troppo contorto di quello che ci si aspettava, se lo stile piaccia o non piaccia, come se discutere di gusti avesse un senso, bisognerebbe, direi almeno dopo aver letto il libro, fare un passo indietro, prendere un respiro e provore a pensare.

Il problema è fortemente imbarazzante, almeno lo è per me ora.

In tutta questa quantità di scrittura e di immagine che ogni giorno leggo e trasformo, in questo intensificarsi del fenomeno internet, quanto ancora di forza si può generare, e quanto arcora stupidamente non cada nella rissa o solo nell’apparire, che non è socialità, non è progetto, non è ispirazione e non è nemmeno forza individuale, è solo desiderio cannibale di sé stessi, fino a gettarsi al centro della tavola.

Quanto ancora il bisogno di scrivere, colloquiare e discutere sia presente, e per quanto ancora non sia necessario il suo carburante spirituale, silenzio, attenzione e ascolto è pura questione di equilibrismo.

Mettere nero su bianco, essere di una qualche coerenza con questa ricerca, uscire da questa distonia colletiva o ritornare alla forma di coscienza più plurima più complessa, più sottile, la forma del silenzio. Il silenzio non è un automatismo. Non è tale poichè non dice niente. Esso attrae, capovolge, insipegabilmente comprende, spiega e rende consapevoli, ci ri-rende al centro del cuore quel tempo ancestrale, primario, fatto di presenza, di bellezza, di cose raggiunte e guastate dal tempo, recalcitranti allo standard, alla tortura del soliloquio, che si conservano tanto pure quanto dure e taglienti dietro la dimenticanza comprata fra le urla, fra i piedi sbattuti e le metropolitane, nelle loro fottute corse al lavoro, fa gli armadi, le librerie e i dischi.

Ci ri-rende la misura della discussione, dell’ascolto, del movimento esterno, del suo continuo avvicendarsi, avvolgergi, del suo bastare a sè stesso, un sottile pulviscolo che sia alza dalla sabbia.

La forma del silenzio, del reintegro almeno di una parte di silenzio nella propria vita, che diviene magicamente una parte di ascolto, diventa fondamentale di fronte a questo continuo brusio da sagrestia, questo continuo urlare da stadio senza scopo, se non quello malcelato di voler ascoltare la propria voce.

Sopra tutto.

In che direzione stia questo maledetto equilibrio, credo sia cosa che ognuno di noi risolverà nel proprio letto. Io certo non ho niente da dire in proprosito, almeno non qui.

Ora penso sia giunto il momento di dare l’indirizzo di slmpds e sperare che andiate a farvici un giro [oggi il stio non è più raggiungibile, purtroppo]. Questo sito non è una fotocopia del cartaceo, anche se su alcuni punti lo ricalca. Io vi consiglio entrambi, si completano. Ma attenti, se anche lo stile non vi soddisferà, troverete di sicuro qualcosa in grado di riaprirvi qualche vecchia ferita.

Io ho colto l’occasione per portarmi dietro filo da sutura.

La reivenzione del silenzo, un post di commiato di Babsi Jones ->

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