And now we dance…

…Attorno è caos, anarchia, immagini, sensazioni aromatiche, semi perdita di coscienza, stordimento, trasfigurazione, trasformismo, strascico surreale, immagini della mente, eccitata, senza fretta, senza calma, nuvola di ricordi, di sbirri bastardi all’entrata della scuola, del vecchio fumo, della vecchia eleganza dei vecchi, dei funerali, del non immischiarsi nel dolore di lei, legati ad una seggiola, guardati, deriso di lacrime, tanto non si capisce niente, un niente sforacchiato di cazzate alla fermata della 108, sotto la pioggia, senza ombrello, ad aspettare, chissà chi, chissà cosa , aspettare è nella norma, svenduta al mercato di chi l’ha comprata, bastardi mentitori, io sto con Epimenide, mentitore di professione, e così mento anch’io e vi fotto, lentamente, e chi fottete voi non importa, io vi fotto, e questo mi basta e il resto vada a fottersi, dagli scout, con pantaloncini corti del cazzo in pieno inverno, le ore e i giorni per arrivare da nessuna parte, ad aspettare anche loro, sotto la pioggia, da qualche parte, ma se puoi aspettami tu, lontano da quei pantaloncini corti del cazzo, sempre sul fondo dei cassetti, dove io non trovo mai niente di niente, quel niente che mi perseguita, un niente che cammina, che rutta, spezzato dorme dritto sul divano, un niente che muore che si trasforma in altro niente e poi ancora in altro niente, come pittura ad acqua bianca, bianca come una cazzo di matita bianca, che poi mi chiedo sempre perché nelle scatole di colori c’è sto cazzo di colore che non colora niente, nelle scatole non dovrebbero metterceli, tanto non li usa nessuno, e se li vuoi te li vai a comprare, senza rompere i coglioni, perché ce li vogliono rompere, come uova sode in insalata, come contorno alla vita, maroni altrui, in insalata, rompetevi le ossa contro un muro che li hanno costruiti apposta, bastardi, sapete, c’è qualcuno che odia quaggiù, mica lassù, che ti credi, che hai capito, che siamo i santi? e quali santi, i santi predatori o i santi apostoli del chissenefrega? Qui vi prendo congedo, lascio i pantaloncini corti del cazzo, dalla cassettiera senza fondo sbuca bile nera, anacromatica, mentre scolorato tutto in bianco, con un cenno di dita vi saluto, a partire dal medio, e, finalmente, respiro.

Poi, Silenzio mentale.

E andare.

Andare.

Andare.

…dove, dove, per la strada più lunga, la più veloce, andare, sentire, sentire sotto al culo quelle maledette vibrazioni, buche, curve, aria in faccia e andare con la testa altrove la musica altrove l’occhio altrove il corpo altrove dove non c’è nulla dove la strada corre senza poterla afferrare, Drowing in this toilet of shit that they call life…, senza niente da fermare, dove si può solo intravedere la strada ed immaginarla, dove sarà e perché sarà – già, perché sarà? – e andare, andare e solo andare mentre niente ti ferma, dove niente si ferma, dove lo spazio è nostro e il tempo è facile da riempire dove esiste solo capire la strada vedere la strada e diventare la strada, essere la strada, essere quella fottuta strada con tutte le sue vene il suo cuore il suo cervello correre via con lei da nessuna parte senza mai arrivare senza mai partire, frammento fra tutte le strade del mondo che si incrociano lì dove sono, in una dopo l’altra, non importa in che ordine, no, non importata proprio, vanno in tutto il mondo e là tornano, solo il mare le può fermare, ma niente da dire o da cambiare, solo che la strada va così, che è tutte le strade del mondo e niente mi può scollare dalla strada adesso che ce l’ho sotto al culo, adesso che la sto vivendo, adesso che è vita, adesso che è viva, cazzo, adesso che è la mia vita, che la mia strada è viva, e chi ha detto che ce n’era una sola doveva essere un fottuto stronzo, abitudinario del cazzo, e adesso che ho quella di non essere andato da nessuna parte, di non andare da nessuna parte, di non essere partito che partito vuol dire che eri da qualche parte, e di essere qualcosa che c’è, non qualcosa che c’è stato o qualcosa che ci sarà, ma solo qualcosa che c’è, senza una direzione, o forse questa, quella che non c’è, anche se è qui viva, e vive, e fa, e mi fa vivo, fottutamente vivo, cazzo, solo questo, mentre cambio stelle e cielo, forma e colore ogni notte, dove tutta la mia potenza sia viva calando maschere di finzione e tirandone su una sola, di inesistenza, di brezza, di presente che non esiste ma è, da un lungo palcoscenico zeppo di catastrofi, naturali, innaturali, umane e forse no, dove l’occhio perde la sua dimensione, dove i mondi si confondono in una danza ridicola di ideali, dove i progetti sono tempo perso dove la vita esce dagli argini, dove ci si fonde con l’orizzonte, le nuvole, il cielo, con tutto e con nulla, senza tempo, senza luogo, con tutti gli indaffarati che vanno a farsi fottere, uno per uno, in fila indiana vadano tutti a farsi fottere, uno dopo l’altro, mentre vado via senza niente di loro, di tuo, di mio, senza niente di niente tranne una strada, infinite strade, davanti, di lato sotto al culo, sogni e musica che mi riempiono il cervello mi entrano nelle vene mi rompono i timpani il cuore e il vento accarezza, ferisce, vive, con me e con tutti, entra dal finestrino sale dalla manica vola sul volto si infrange sugli occhiali muove tutto dentro, fuori, ti è solo compagno trasporta le note ovunque possano arrivare, …and now we dance like warriors…, forse fin dove il corpo non ha più senso, e ha senso solo andare e vivere, arrivare ed essere, … on a battlelfield…, o forse in fin dei conti era tutta un’altra cosa, …only triumph in a moment of glory…, bisognava impegnarsi e tutto sarebbe stato diverso, diversa la vita e diverso chi la trasporta, diverso il mito e diverso tutto, forse a questo punto noi non siamo e non arriviamo, no, non arriviamo da nessuna parte, …crack yor head opened and sue somebody… , e il resto è solo ritmo e musica, …come on and do one handed pushups like Jack Palance…, e sangue …and now we dance TUTU TATA TUTU TATA TUTU TATA TUTU TATA1…

1 The Vandals, And now we dance. Live Fast Diarrea, 2000 self, e se vi interessa:

[Pubblicato su Yaduende]

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