La vita e’ complicata di per se’ – Cap 2

[di Jacopo Fo, dal suo blog, l’articolo è qui]

Le cose andrebbero comunque molto meglio se evitassimo di utilizzare sistemi sbagliati per ottenere quel che desideriamo.
Riuscire ad agire in modo assennato non e’ facile perche’ nessuno te ne parla.
L’educazione che ci viene impartita e’ incentrata sull’insegnare a comportarsi bene, a non cadere preda del demonio, essere onesti, non scoreggiare davanti a tutti.
Poi ci imbottiscono di informazioni che dovrebbero esserci utili nella vita: chi era Napoleone, dov’e’ la Giordania, la funzione dell’epiglottide.
Non ci si occupa per nulla di come impegnarsi in modo tale che i nostri sforzi raggiungano dei risultati.
Un vuoto pazzesco!
La settimana scorsa ho cercato di dimostrare che esiste un metodo preciso che usiamo quando abbiamo successo e che NON usiamo quando NON abbiamo successo.
Non si tratta di un sistema che ti da’ la certezza di un risultato positivo pero’ aumenta notevolmente le tue probabilita’ di arrivare dove desideri.
Non ha a che fare tanto con quello che fai ma con lo stato d’animo che sperimenti mentre agisci.
Funziono molto meglio se desidero intensamente una cosa ma contemporaneamente sono in un certo qual modo distaccato.
Ho cercato anche di argomentare il fatto che e’ possibile sviluppare questo atteggiamento positivo, questa attitudine produttiva, riflettendo su cosa desideri veramente e come lo desideri.
Se desidero trovare la donna giusta e non solo fare sesso una sera, saro’ piu’ disposto a prendere alla leggera un rifiuto, perche’ posso ben capire che nella mia ricerca della donna giusta per me dovro’ fare molti tentativi a vuoto. Quindi sono piu’ distaccato, meno angosciato dal risultato di quella particolare serata di corteggiamento. E questo distacco mi rende estremamente seduttivo e amplifica le probabilita’ che quando incontrero’ la donna giusta riusciro’ a entrare in empatia con lei e non me la lascero’ sfuggire.
Ho poi cercato di dimostrare che questo stesso meccanismo, legato alla determinazione profonda con la quale io agisco, e’ connesso con la mia capacita’ di cogliere l’attimo, intuire a pelle, istintivamente, cosa posso fare o dire in una data situazione.
Essere profondamente determinati ci porta a volte a compiere azioni delle quali ci stupiamo noi per primi, azioni capaci di destabilizzare un rapinatore, scioccare un aggressore, fare uscire un poliziotto dal suo ruolo.
Ad esempio, mia nonna Pina Rota, quando mio padre diserto’, decise di andare dal podesta’ di Luino e chiedergli di nascondere suo figlio in casa sua.
Che probabilita’ aveva una donna minuta, non appariscente e seduttiva, di convincere un fascistone con il quale non aveva rapporti di amicizia a nascondere suo figlio disertore?
Eppure lui accetto’. Forse sospettava la verita’, che mia nonna faceva parte della resistenza e che forse in futuro questo avrebbe potuto salvarlo, come poi successe. Ma in quel momento mia nonna non aveva niente di concreto da offrire. Aveva solo una disperata assoluta convinzione di essere nel giusto.
Ed era talmente determinata da compiere un’azione apparentemente insensata ma effettivamente vincente.
Ma come succede che a volte prendiamo decisioni fuori da ogni logica corrente? Come succede che in un certo momento siamo assolutamente certi che quell’azione e’ quella giusta anche se la nostra razionalita’ abitudinaria ci dice che non puo’ funzionare?
Credo che anche tu possa ricordare qualche episodio nel quale hai deciso di compiere un’azione fuori dagli schemi ottenendo un risultato tanto positivo quanto improbabile. E per farlo a volte hai dovuto rovesciare convinzioni ben radicate.
Spesso la gente mi racconta storie incredibili. Forse perche’ mi piace molto ascoltare. Se ascolti, le persone prendono gusto a raccontare e ti raccontano anche fatti che sarebbe meglio tacessero.
Un signore, un vecchio comunista coriaceo, mi racconto’ di un grande scontro con un suo amico e socio d’affari. A un certo punto questo socio lo denuncia per vendetta, tirando fuori dei pagamenti in nero che lui aveva incassato e consegnando la documentazione alla finanza, dando la colpa al comunista coriaceo. Questi e’ all’oscuro di tutto quando la finanza irrompe nel suo ufficio. Sono uno squadrone e iniziano a perquisire ovunque. Un ufficiale lo affronta a quattrocchi. Gli mette davanti i documenti che provano l’incasso in nero. Un disastro, rischia 3 miliardi di lire di multa. Il finanziere gli spiega la situazione e poi gli dice: “Io adesso le metto davanti dei fogli e lei firma tutto senza discutere.”
I due si guardano in faccia. Il vecchio comunista ha in testa un’idea certa, inculcata da anni di esperienza politica e di battaglie di piazza: MAI E POI MAI DEVI FIRMARE QUALCHE COSA!
Una legge, un assioma, un comandamento primario.
Lui guarda il finanziere, il finanziere lo guarda. Lui prende la penna e firma tutto.
Solo dopo scopre che il suo ex socio, dopo averlo denunciato, era entrato in fibrillazione e siccome la finanza tardava a intervenire aveva denunciato i finanzieri per omissione di atti di ufficio. Quindi i finanzieri erano intervenuti per dimostrare che l’ex socio e’ un isterico e loro se l’erano presa comoda solo perche’ avevano capito che le irregolarita’ erano minime. Quindi avevano ricostruito tutto in modo da smontare le accuse contro il comunistaccio. Quindi firmare tutto era l’unica cosa sensata che lui poteva fare anche se andava contro idee ben radicate.

A questo punto la domanda essenziale e’: c’e’ un metodo per capire quando una mia intuizione repentina e istantanea e’ giusta e mi salvera’ la pellaccia e quando invece e’ una stronzata assoluta che mi rovinera’?
La risposta e’ che (ahime’) non c’e’ nessun sistemino sicuro.
Le idee piu’ idiote che ci vengono in mente assomigliano molto a quelle piu’ geniali.
E quando sei li’ che devi decidere generalmente sei pure sotto stress e hai solo due secondi di tempo per dire si’ o no.
Molto difficile.
Pero’ ci sono due pratiche che ti possono aiutare ad aumentare la tua capacita’ di distinguere quando ti vengono in mente idee idiote da quando le idee sono intelligenti.
Innanzi tutto e’ la tua mente istintiva quella che ha le idee geniali che appaiono improvvisamente nel tuo cervello gia’ belle e confezionate. E questa mente non razionale, infantile e’ onirica, e’ molto sensibile alle tue contraddizioni interne.
Se sei una brava persona, cerchi di aiutare gli altri, rispetti la gente, desideri un po’ di benessere, amore e amicizia non vivi mostruose contraddizioni.
Se invece fingi di essere una brava persona e sei sempre li’ a rubare, imbrogliare, mentire, c’e’ una parte di te, quella infantile e sognatrice, che e’ disgustata e la devi tenere legata e imbavagliata in qualche scantinato della tua anima per continuare a comportarti come un pezzo di merda. Queste contraddizioni creano interferenze e ostacolano la capacita’ della mente irrazionale di cogliere e connettere correttamente le informazioni raccolte dalla mente razionale.
Hitler aveva una vocina che gli diceva che invadere la Russia era un’impresa intelligente. Era la sua mente irrazionale umiliata e sconvolta che delirava.
Per questo essere malvagi e’ una stronzata pazzesca: perdi la capacita’ di ragionare in modo sensato.

Ma c’e’ un secondo aspetto essenziale della questione.
La mente razionale lavora analizzando, soppesando, catalogando, confrontando. E’ molto abile a identificare ma non e’ capace di salti creativi. Invece la mente non razionale, quella creativa, lavora sulla base di associazioni, visualizzazioni, assonanze, somiglianze ed e’ capace di rovesciare l’immagine, digerirla, digitalizzarla e farla ruotare in modo tale da farti vedere la sua faccia nascosta. E’ da questo cambio di prospettiva che nasce il salto creativo. Succede continuamente mentre parliamo quando siamo emozionati. Le parole sgorgano spontanee senza che la mente razionale sia coinvolta. La mente razionale fa da spettatore del discorso e a volte si stupisce addirittura per quel che stiamo dicendo.
Ma per costruire il suo modello solistico della realta’ la mente irrazionale deve raccogliere una serie di informazioni che sfuggono alla mente razionale.
Il nostro inconscio legge i linguaggi corporei, i toni e i ritmi della voce, i piccoli movimenti incontrollati, le variazioni espressive, la lunghezza del respiro. Altre informazioni arrivano dalla scelta delle parole e dalle strutture linguistiche, un altro aspetto della comunicazione che e’ impossibile contraffare. Mentre dico una bugia istintivamente contraggo alcuni muscoli perche’ il mio irrazionale infantile odia mentire e segnala in questo modo il suo disagio. Contrae muscoli che sono fuori dal controllo razionale. E’ una specie di valvola di sfogo. Ugualmente quando dico una bugia sono costretto a usare formule verbali diverse da quelle che uso quando dico la verita’. E’ come se i concetti uscissero un po’ attorcigliati. Proprio perche’ la natura umana profonda e’ essenzialmente onesta e altruista.
So che qualcuno storcera’ il naso di fronte a questa mia affermazione.
Io credo che la natura umana sia essenzialmente buona e che solo contesti disastrosi possano far deragliare questa indole trasformando addirittura alcuni esseri umani in mostri.
Ci sono molte prove in questa direzione e mi sembra essenziale citarle brevemente.

Sarah Brosnan e Frans de Waal, ricercatori presso lo Yerkes National Primate Research Center dell’Emory University, mediante esperimenti comportamentali con un gruppo di scimmie cappuccine hanno dimostrato che esse possiedono un innato senso della giustizia.
Se si distribuisce a tutte le scimmie un biscotto per un lavoro svolto non ci sono problemi e le scimmie collaborano volentieri. Ma se a una scimmia viene dato un chicco d’uva e all’altra il solito biscotto allora la scimmia che ha ottenuto il premio inferiore si arrabbia e smette di collaborare. Il che significa che non viene solo percepita la mancanza di imparzialita’, ma viene messa in atto una vera e propria azione di protesta.
Il senso di giustizia a piu’ alto livello e’ poi presente tra i bonobo, gli scimpanze’ geneticamente piu’ simili a noi. E’ stato osservato che una femmina rifiuta le migliori leccornie se le vengono offerte alla presenza di altri bonobo ai quali non viene dato cibo.
Essere egoisti e’ contronatura.

James Surowiecki nel libro “La saggezza della folla” cita esperimenti compiuti presso varie popolazioni che mostrano la disposizione diffusa a rifiutare un piccolo guadagno quando non si giudica equo il comportamento di chi ci offre questo guadagno. Questo meccanismo funziona anche con le scimmie. Se si abitua un macaco a ricevere una fetta di cetriolo in cambio di un sassolino e poi si premia un altro macaco con un ricco grappolo d’uva, il primo macaco smette di accettare il baratto sassolino-cetriolo. Preferiscono mangiare nulla piuttosto che accettare una transazione ingiusta.
Si tratta di un meccanismo comportamentale che contraddice frontalmente la credenza che gli esseri umani agiscano solo seguendo interessi immediati. Al contrario siamo in grado di sacrificarci per ottenere un miglioramento complessivo dei rapporti.
La capacita’ di rifiutare un baratto non equo rinunciando a un vantaggio in nome di un principio e’ la chiave del progresso umano. Ed e’ questo senso della giustizia genetico che ci garantisce che la societa’ umana continuera’ a migliorare. Lentamente. Ci sono voluti millenni prima che si affermassero il concetto di valore dell’onesta’ e la coscienza della sua convenienza a lungo termine.
“La saggezza della folla” cita altri esempi di comportamenti che hanno come scopo quello di sanzionare chi si approfitta troppo. E cita anche un buffo esperimento nel quale si e’ dimostrato che il 50% dei viaggiatori sulla metropolitana di Londra sono disposti a cedere il posto a sedere a una persona che si limita a chiederlo gentilmente, senza neppure domandare spiegazioni. Una generosita’ difficile da immaginare.
E sempre parlando dei bonobo, che sono i primati che piu’ condividono con noi esseri umani il dna, c’e’ da osservare che la base del loro comportamento sociale e’ basata sulla solidarieta’, la condivisione e il piacere.

Sgombrato il campo dalla questione della bonta’ umana istintiva, torniamo al nostro discorso sull’empatia.
Stavo dicendo che siccome l’essere umano e’ essenzialmente buono, gli da’ fastidio comportarsi male e questo danneggia il buon funzionamento della mente irrazionale e la sua capacita’ di intuizione.
Quando il comunistaccio e il finanziere si sono guardati negli occhi la mente non razionale del comunista ha analizzato decine di parametri comportamentali inconsci del finanziere, ha costruito un’immagine emotiva della situazione e ha determinato in un solo istante che non c’erano tracce di doppiezza, che il finanziere emanava segnali empatici positivi e che questi segnali costituivano un contesto talmente forte e chiaro che era meglio andare contro tutti i principi acquisiti e scegliere un comportamento assurdo.
Ne risulta quindi che l’elemento essenziale che determina la capacita’ della mente irrazionale di analizzare correttamente i segnali empatici dipende dalla TRANQUILLITA’ MENTALE e dalla sensibilita’ al linguaggio corporeo e al meta linguaggio verbale.
Il comunistaccio di fronte al finanziere era profondamente convinto di essere dalla parte della ragione e di essere stato incastrato quindi non c’era in lui nessuna doppiezza, nessun ostacolo alla corretta interpretazione dei segnali corporei.
Con questo non voglio dire che i malvagi non siano capaci a volte di brillanti intuizioni. Dico soltanto che tendenzialmente tanto piu’ una persona si sente in pace con se’ stessa (non ha problemi a guardarsi alo specchio) tanto e’ piu’ probabile che interpreti correttamente i segnali subliminali e partorisca una soluzione sensata ai problemi.

Ma c’e’ un secondo aspetto della questione: per infliggere dolore agli altri devi diventare insensibile. Devi riuscire a non ascoltare le sensazioni empatiche.
Quindi, essere malvagi deteriora rapidamente la sensibilita’ alle sensazioni. Uccidi la tua sensibilita’ per non sentire il dolore che infliggi. Quindi le tue capacita’ di sentire diminuiscono, quindi non sei piu’ in grado di percepire le micro sensazioni che sperimenti.
Il tuo cervello e’ chiuso, non e’ in ascolto.
E’ piu’ difficile costruire un modello corretto della realta’ e la mente non razionale non riesce a sintetizzare idee geniali.

A questo punto e’ il caso di chiarire che cosa intendo per SENSAZIONI SOTTILI.

Si tratta innanzi tutto di un livello percettivo che tutti sentiamo chiaramente. Non serve nessuna particolare sensibilita’. Ne facciamo esperienza e usiamo anche dei modi di dire per indicarle:
avere il latte alle ginocchia
un tuffo al cuore
non stare nella pelle
prudere le mani
un nodo alla gola o allo stomaco
il sangue agli occhi
un blob alla pancia
i gattini nella pancia
un peso sui polmoni
i veneti chiamano una particolare sensazione di irrequietezza alle gambe SBIRO.

Questi modi di dire si riferiscono a sensazioni che tutti sperimentiamo ma di cui parliamo poco. Non sono identificati dalla nostra cultura. Tutto l’auto ascolto e’ trascurato. Non esistono neppure parole specifiche per indicare queste sensazioni emotive.
Questa censura di un aspetto essenziale della nostra vita e’ talmente forte che viene censurata un’intera branca dell’esperienza.
Un fenomeno di censura talmente forte che se io chiedo a mille persone per strada quanti sono i sensi mi rispondono quasi tutti 5.
Poi c’e’ qualcuno che dira’ che sono 6 perche’ crede alla telepatia e al paranormale. Ma se faccio un esame di psicologia o medicina e dico che i sensi sono 5 mi bocciano. Dal punto di vista scientifico i sensi sono indiscutibilmente 6. Quello che comunemente chiamiamo sesto senso, quello paranormale, dovrebbe essere considerato in effetti il settimo senso. E il sesto senso che abbiamo tutti incontrovertibilmente e’ la PROPRIOCEZIONE, cioe’ il senso che azioniamo quando ascoltiamo le sensazioni interne. Un senso che e’ talmente importante da essere suddiviso in 21 sottosensi: dentro di noi percepiamo caldo, freddo, dolore e piacere, il senso dell’equilibrio rispetto alla forza di gravita’ eccetera. Tutto un mondo percettivo che nel parlare corrente non ha nome proprio perche’ e’ un’area dell’esperienza non identificata, della quale non si parla quasi mai.

Una delle grandi scoperte della controcultura post ’68 e’ stato l’ascolto delle sensazioni del corpo.
Puo’ sembrare un’affermazione azzardata. Qualcuno obiettera’ che gli esseri umani hanno ascoltato sempre le proprie sensazioni. E questo e’ sicuramente vero.
Ma solo la cultura degli ultimi decenni ha messo al centro di tutto l’ascolto di se’.
Per provare questo mi basta far notare che nella nostra lingua manca addirittura una parola forgiata dal linguaggio comune, che indichi l’azione di ascoltarsi, tanto che si sono coniati solo recentemente goffi neologismi come PROPRIOCEZIONE o AUTOASCOLTO.
Sono assolutamente convinto che la capacita’ di ascoltare se stessi sia un elemento essenziale del benessere psicofisico e della crescita interiore.
Sono 30 anni che traggo piacere e informazioni preziose da questo ascolto. E piu’ ascolto, piu’ conosco il mio corpo, i miei movimenti, il mio respiro.
E in effetti l’ascolto di se’ e’ la porta di tutta l’esperienza umana, tutto cio’ che percepisco dell’esterno mi arriva non direttamente ma ricostruito attraverso le sensazioni interne.
Io sento il mondo esterno attraverso i sensi che sono allocati internamente.
Io non vedo il mare.I miei occhi trasformano l’ineguale rifrarsi della luce sul mondo in segnali elettrici che attraverso il nervo ottico giungono al cervello. Qui vengono trasformati in un modello del mondo esterno. E io aggiungerei che questa ricostruzione in effetti e’ solo parzialmente un’immagine. La mente crea un insieme di SEGNI intimamente legati a sensazioni: guardo il mare e VEDO impastate nelle onde le sensazioni di tutti i bagni che ho fatto.
Si tratta di un aspetto centrale della nostra percezione che finora non e’ stato tenuto nella giusta considerazione.
Quando io guardo il mare e mi emoziono, cio’ avviene perche’ io ri-sento TRIDIMENSIONALMENTE, con tutti i sensi, tutto cio’ che e’ associato alla mia esperienza con il mare.
Le persone che non si emozionano davanti al mare sono molte e solo recentemente si sta diffondendo l’idea che questa frigidita’ emotiva sia una disfunzione della percezione di se’.
Queste persone che non si emozionano, non si innamorano, non riescono a trarre piacere dalla contemplazione nelle sue mille forme (arte, amore, gioco, cooperazione) soffrono di mancanza di autoascolto. Se non sei capace di ascoltarti profondamente, ti sfugge tutto un livello delle percezioni. Non hai identificato l’immensa diversificazione delle sensazioni minute, sottili, del tuo corpo. Non guardi in quella direzione (verso il centro di te) e quindi non identifichi i microtuffi al cuore, i piccoli blob allo stomaco, i fruscii irregolari del cuore. Classifichi tutto questo minuto fiorire di piccole sensazioni come un RUMORE DI FONDO privo di interesse e quindi ignori tutto tenendo basso il volume delle percezioni.
Milioni di esseri umani non hanno mai messo tutta la loro attenzione nell’ascolto totale della sensazione della mano che semplicemente sta appoggiata, ferma, morbida, in ascolto sulla pelle calda della persona amata. Perche’ questa sensazione prenda corpo nella tua mente e’ necessaria una scelta, un interesse, la comprensione della centralita’ di questa esperienza nella vita.
Io voglio ascoltare la sensazione che il corpo della persona mi da’ a prescindere dalla sequenza dell’atto sessuale. Voglio ascoltare il suo corpo perche’ sono curioso della magica unicita’ della sensazione che lei mi trasmette. E so che ascoltando e crogiolandomi in questa sensazione, amplifico addirittura il volume della vita che vivo in ogni istante. Piu’ ascolto, piu’ vivo!

Ma queste sensazioni sottili sono anche uno strumento essenziale per ottenere informazioni dalla realta’.
Quando sento che una persona mi e’ simpatica, percepisco tutta una serie complessa di micro sensazioni che vanno a migliorare il mio stato d’animo. Mi sento bene e dico: percepisco buone vibrazioni. Dicendo questo mi riferisco proprio all’insieme delle micro sensazioni che sento dentro di me stando in compagnia di una persona simpatica.
Se invece la persona mi e’ antipatica sento una serie di micro sensazioni negative.
Questo livello percettivo e’ molto importante perche’ e’ il nostro sistema naturale per tradurre in messaggi emotivi, riconoscibili dalla mente razionale, tutti i segnali che il nostro cervello inconscio riceve.
Solo i narratori e i poeti si occupano di raccontare questa parte fondamentale delle relazioni sociali.
Ogni persona e’ per noi una specie di odore, sapore, colore. A ogni persona associamo le esperienze che abbiamo vissuto con lei, le sensazioni che abbiamo ascoltato.
La nostra mente memorizza unendo indissolubilmente la memoria delle sensazioni con la memoria dei fatti e dei pensieri.
Se dico la parola FRAGOLA tu la senti anche fisicamente questa parola in modo diverso da quello che provoca la parola BANANA. Il tuo cervello non si limita a capire il significato della parola FRAGOLA, sente anche delle sensazioni legate al ricordo.
E quando dico che una persona mi sta simpatica mi riferisco all’insieme delle sensazioni che ha risvegliato in me.

Comprendere che esiste questo livello percettivo e che e’ essenziale per agire con maggiore efficacia vuol dire acquisire uno strumento efficiente per indagare la realta’ cosi’ come essa mi appare veramente, con tutte le sfumature sensoriali che risveglia nella mia mente inconscia. Quindi, ottengo un formidabile strumento per acquisire informazioni (sotto forma di sensazioni) che non sono grado di ricavare in altro modo che ascoltando le sensazioni emotive.
Per questo e’ cosi’ importante ascoltare molto.

[Per il Capitolo 1]

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2 thoughts on “La vita e’ complicata di per se’ – Cap 2

  1. Penso che quando riusciamo a “fare centro”, intendo in noi stessi, arriviamo come ad una sorgente, ad un nucleo radioattivo e magnetico dal quale tutto proviene.
    Proviene l’intuizione, la sicurezza, la felicità.
    Quando si contatta l’intuizione non solo si agisce con una forza particolare, ma anche gli altri percepiscono quest’energia e ne sono attratti, la seguono come per magia.
    Perchè le intuizioni del nostro vero Se’ vanno sempre a beneficio del Tutto, mai solo del piccolo nostro ego.
    Si agisce quindi con e nell’inconscio collettivo e il Bene di tutti è captato e assecondato.
    Questa è Intuizione, a mio avviso, una “visione” del nostro piccolo bene connesso al Bene universale… quindi in questo gioco nessuno resta escluso perchè tutti “in rete”

    Sul Distacco…
    Bell’argomento!
    L’esempio della “donna giusta” però non mi convince del tutto.
    Se deleghiamo ad un focus esterno, per quanto causa nobile, restiamo comunque sempre in balia degli eventi.
    Il distacco emotivo, a mio avviso, è spostare il focus da fuori a dentro.
    Tutto è in noi, un Universo!
    Da lì deve emergere la nostra forza, il nostro baricentro.
    Se poi gli altri ci applaudono? Meglio per loro.
    Se ci insultano? Peggio per loro.
    Noi non dipendiamo emotivamente da questi eventi perchè la nostra forza proviene da quel nucleo magnetico che è nel profondo silenzio di noi là dove l’io si ricongiunge al Sè, dove il microcosmo coincide con il macrocosmo, dove l’individualità sposa la molteplicità (mantenendo però la sua unicità) poichè tutti parte della stessa “rete”

    Difficile…
    Ci provo!

    Ciao!
    Barbara

    • bhe, da una parte l’intuizione è in rete, in un certo senso è della rete, non è tanto più personale della sete, della fame o di tutti quegli altri bisogni che ci attraversano evanno a faqvorire, o a sfavorire, che poi è lo stesso, l’insieme delle maglie snodate di tuta questa rete. Sono così antichi e lontani nel tempo da essere parte di tutta la storia.
      Il distacco è interessante, perchè si parla di cosa esattamente?
      di distacco da chi e da che cosa?
      se si distaccano si distaccano due entità, logicamente stringente.
      I cinesi dicono che lo shen (lo spirito, in senso perlopiù impersonale) è fuori sistema, noi abbiamo il paradosso del “conosci te stesso”: una volta che ho conosciuto tutto il conoscibile come conosco ciò che conosce?
      e via discorrendo.
      Ma, mi sembra che qui il distacco sia per lucidità, puntualità ed intenzione. tenere fisso il pensiero e attrezzare il resto al raggiungimento di uno scopo. L’intenzionlità è vecchia come il cucco, si tratta di tenere fisso l’obbiettivo, e per farlo bisogna che l’attenzione sia lucida, e distaccata, ma distaccata da cosa? probabilmente dal movimento dei “fantasmi” dalle immagini turbative, dai pensieri fuori luogo e delle necessità secondarie, che sia tanto lucida da avere già oltrepassato il presente, divenire un lume del già accaduto, gioca di anticipazione: anticipare gli avvenimenti.
      Fico che anche un bacio non dato, sia già stato dato!

      ciao
      lt

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