Apolide

Apolide è innanzi tutto un alfa-privativo.
E’ una questione semantica.
Indica una privazione, una mancanza, una sottrazione.
La polis, invece, è la città, la comunità degli uomini.
L’apolidismo è una sottrazione di comunità, è contemporaneamente ciò che viene sottratto alla comunità o ciò che da essa si sottrae, per difetto o per eccesso.
E una volta sottrato, questo eccesso, dove va a finire?
Gli aopolidi di qualunque forma e provenienza sono fuori dalla comunità, dalle sue leggi, dalla sua giurisdizione, dal suo guidizio e dal suo zelo, a meno dello zelo stesso con cui si viene separati.
Si aggregano in una amalgama indistinta, in una condizione primigena dove gli opposti, sottrati al giudizio censore della comunità, sopravvivono apertamente uniti.
Apolide è un ossimoro: è chi è privato di comunità, in quanto privato di comunità forma una nuova comunità di coloro che che non l’hanno.
Questa non-comunità unisce con un filo rosso la trasformazione del prima col dopo, il passaggio per cui l’unico possibile sentimento di identità è legato alla mancanza e al ragigungimento dell’incompiuto.

Appartenervi, se non è una questione giuridica, è un gioco tra le parti nella crescita umana.
Solo nel riconoscendosi dalla parte dei non riconosciuti.

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