Traffic a Torino e bandiere solitarie

[Pubblicato su giraffaweb]

Abbiamo la pessima abitudine di concentrarci su una eclatante notizia alla volta, dimenticando sempre più velocemente il contesto in cui la stessa notizia si è sviluppata, vive e ha preso senso. Ci ricordiamo tutti per esempio del crollo di Pompei? Fantasmagorico! Ma ci dimentichiamo che per vent’anni abbiamo tagliato i fondi alla cultura. Se rimettiamo le cose in prospettiva, non stupiscono più. Se ricordassimo esattamente quanti centesimi, uno alla volta, abbiamo sottratto alle nostre fondamenta, non ci stupiremmo più al crollo del palazzo.

Lo stupore in questo caso è un effetto scenico, costruito sulla mancanza di memoria dei nostri stessi gesti precedenti.

Il Taffic Festival è un “evento” musicale che coinvolge la città di Torino, Provincia, Banca e cittadini diciamo per una settimana in concerti dal vivo, i più importanti qust’anno in piazza San Carlo, in cetro città.

Vista la vivacità della Val di Susa e dell’ Esercito Italiano in questi giorni, mi ero chiesto come sarebbero andate le cose in questo periodo di concerti che avrebbero invetibilmente richiamato migliaia di persone per le vie della città.

Sono andato al Traffic tutti i giorni, un po’ in ritardo lo ammetto, gli orari erano da merenda sinoira, e mi sono sorpreso. Mi sarei aspettato che all’evento mediatico ci fossero decine di bandiere Notav, e invece ce n’era una sola, perfettamente piazzata, al centro dell’inquadratura del palco, e li è rimasta tutti i giorni del concerto. Solo una? Certo, perchè rovinare a tutta la piazza il concerto impedendo la vista quando con una ben piazzata il regista non può evitare di riprenderla?

Poi mi è venuta in mente questa spiegazione fatta in Valle, spiegazioni ai cittadini, alle forze dell’ordine, e mi sono ricordato che, a parte questa vicenda militare dell’ultima settimana, il movmento non si è mai fatto ricordare per episodi di prevaricazione e prepotenza o violenza gratuita.

Addirittura durante i concerti  è stata indetta una fiaccolata notav in città, e gente che oscilla fra i seimila (questura) e i trentamila (organizzatori) si è sovrapposta a quelle migliaia (in totale di cinque giorni più di centomila) che erano nella piazza di fianco, a sentire musica.

Bene, io che son un po’ ingenuo speravo che almeno qui qualche fastidio, almeno qualche rissa, questi rissosi blackblock valligiani riusissero a farla, almeno una rumoroso sbronza collettiva, e invece niente, tutto in ordine.

I manifestanti prendevano via Roma verso piazza San Carlo e andavano a sentirsi Bennato, e viceversa, il pubblico prendeva via Roma verso piazza Castello per diventare un manifestante della fiaccolata: alla fine non si capiva più la differenza.

Anche sul palco pare che tirasse un certo vento, sia Il teatro degli orrori che Finardi che gli Area l’han sentito fischiare.

E così mi sono ricordato che un movimento, per essere tale, è fatto da molte e molte persone, che in ogni modo e ogni giorno da anni esprimono il loro disagio nelle più svariate occasioni, e che la sorpresa non dovrebbe essere nel vederlo così dissimulato nella vita quotidiana, ma nell’incapacità di creare situazioni do confronto istituzionali.

Ma vi starete chiedendo: e i concerti? E la musica? Lei, in serate così, è sempre la benvenuta!

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