Favola della Geometria del Saggio

[Pubblicato su yaduende.it]

In un paese lontano abitava un grande geometra, il più grande geometra di tutti i tempi. Aveva disegnato tutte le meraviglie esistenti sulla faccia della terra. Altri poi col sudore della loro fronte le avevano costruite e rese immortali. Era un omone alto, con una lunga barba e le mani da contadino sempre intrecciate o dentro la barba o nella lunga veste scura. Si aggirava sempre con aria greve per i castelli e le città che aveva disegnato. Tutti lo riverivano e lo trattavano con rispetto, al suo passaggio erano sempre gran saluti ed inchini, tutti avrebbero voluto avere il suo sguardo, il suo occhio, la sua abilità nel disegnare e nell’intuire tutti i giochi di archi, contrafforti, colonnati che si opponevano alla caduta verso terra, ergendo impressionanti e magnifiche architettura di roccia verso il cielo.

Egli in un primo momento fu soddisfatto del suo lavoro, ma un giorno alzo la testa al cielo ed esclamò: “Guardate quanto è grande questo cielo! Quanto è possente la sua volta! O Signore misericordioso, quanto deve essere immenso il palinsesto che lo regge!”

Stufo delle vecchie bazzecole iniziò allora a dedicarsi allo studio delle sue carte e di quelle altrui. Cercava tutte le possibili combinazioni di poliedriche per riuscire a descrivere le traiettorie, i rapporti costanti dei cieli, i suoi movimenti, le sue evoluzioni, tutte le meravigliose impalcature che vi si nascondevano orgogliose.

Il popolo narra che egli sia rimasto solo nella sua torre senza né bere né mangiare per ben tre anni, visitato solo dal bibliotecario di corte che ad ogni visita portava grossi libri e riceveva nuovi obblighi. Il popolo, e la corte del Re, Re compreso, iniziarono a pensare che il Gran Geometra fosse totalmente impazzito, e che avesse deciso di suicidarsi tra i libri nella sua torre. Così un giorno, presi a raduno gli studiosi e qualche guardia di scorta il Re decise di salire a controllare la torre.

Narra ancora il popolo che quando il Re con la sua scorta arrivò in cima alle scale si trovò davanti a sé il Gran Geometra in tutta la sua fierezza, perfino un po’ ingrassato che con lo sguardo greve disse: ”Sua maestà, saggi e cortigiani di ogni specie, oggi, dopo anni di studio e di digiuno, ho risolto il problema che mi ero proposto. Nel mio studio vi è una carta grande come tre Sale Del Trono, dove trovano posto tutti i palinsesti dell’universo, dove ogni stella ha trovato finalmente la sua luce, dove ogni più piccolo granello di polvere esistente nella volta celeste può essere scovato e studiato. Io la consegno a voi, mio Re! Fate in modo che studiosi venuti da ogni dove possano consultarla, e che tutti possano trarne vantaggio. Ma ora scusatemi, sento il bisogno di riposare dopo tutta questa fatica.” Il Re e gli studiosi che erano con lui entrarono nella sala del trono e vi videro una pergamena arrotolata così grande e così pesante che per trasportarla dovettero chiamare altre dieci guardie.

Dopo che l’ebbero presa su indicazione del Grande Geometra vi costruirono attorno un gran padiglione dove tenerla tutta srotolata per poterla meglio consultare. Da tutto il mondo conosciuto arrivarono studiosi per conoscere questa meravigliosa opera e il suo geniali compilatore, il Gran Geometra.

Successe però contemporaneamente un altro fatto. Dato che i pellegrinaggi degli studiosi erano sempre più frequenti e la notizia si iniziava a spargere per l’intero mondo, altri regni, invidiosi della sapienza del Gran Geometra dissero che egli era un infedele, perché egli sulla sua pergamena non aveva disegnato il Buon Dio, Signore del Cielo e della Terra, e che dunque sembrava volesse dire che Egli, il Sommo e l’Altissimo, non esistesse, che quel semplice orologio potesse girare anche senza Dio, onnipotente e perfettissimo, e che quindi Dio, l’essere perfettissimo diveniva perfettamente inutile! Venne quindi tracciato di ateismo, peccato imperdonabile in quel tempo, lui, tutta la corte ed il Re stesso.

Invano servirono le sue repliche, che vi era un deus ex machina, che l’architetto di quella magnifica opera non poteva essere incastrato da qualche parte nella macchina stessa, non servirono a niente neanche tutta la sua devozione e il suo fervore nelle preghiere sia pubbliche che private.

Così un bel giorno il Re ricevette una missiva inviatagli dai nemici del Gran Geometra dove venivano accusati di essere blasfemi, di adorare il Diavolo e che dunque gli sarebbe stata mossa una Sacra e Giusta Guerra se non si fossero al più presto convertiti e non avessero al più presto espiato pubblicamente il loro peccato distruggendo la profana pergamena.

Il Re, che era uomo saggio e voleva evitare la guerra, dopo qualche ora di consiglio con suoi capi militari e gli ambasciatori dei suoi nemici, decise che lui non era affatto un infedele e che gli adoratori di Satana erano i suoi vicini e che pertanto erano da purificare attraverso una Sacra e Giusta Guerra.

Andò dal Gran Geometra e lo rassicurò: lui e la sua saggezza non avrebbero avuto nulla da temere, sarebbero stati difesi a spada tratta dai cani infedeli e superbi. Da parte sua il Gran Geometra non poté certo dirsi felice di quella situazione: aveva scatenato addirittura una Sacra e Giusta Guerra! Pensieroso si ritirò alla sua torre, meditando che forse il mistero più grande dell’universo non era affatto la volta celeste, ma l’uomo.

Nei giorni seguenti servi della gleba, nobili, mezzadri, vassalli, valvassori e cose simili vennero tutti mobilitati per la preparazione della Sacra e Giusta Guerra. Vi era un gran fermento, chi tentava di scappare veniva seduta stante processato, condannato e scuoiato, chi rimaneva veniva intruppato, armato e addestrato, pronto ad esser scuoiato più tardi. La guerra in realtà non durò poi molto. In capo a qualche mese il castello fu messo sotto assedio dai nemici. Dalla torre il Gran Geometra poteva vedere tutto quello che succedeva: uomini fritti dall’olio bollente, altri che vedevano esplodersi la testa contro macigni enormi, donne e bambini passati a fil di spada, eccetera, eccetera, eccetera, solo che il Gran Geometra aveva sempre sentito parlare di tali cose, ma mai ne aveva viste. Ne rimase molto turbato.

Dato che entrambi gli eserciti erano piuttosto malconci, e gli assediati non potevano resistere per molto, e gli assedianti non sarebbero mai riusciti ad espugnare il castello, si decise di sottoscrivere un trattato.

Nella sala del Trono si riunirono tutti i capi dell’uno e dell’altro esercito. Erano dell’opinione che questa Sacra e Giusta Guerra si stava facendo piuttosto logorante. Gli assedianti allora dissero che la pergamena non era così profana e che sicuramente il saggio Re non era un adoratore del Diavolo. Ma come patto d’amicizia e prova di fedeltà volevano anche loro una copia della pergamena e una metà dell’originale, in modo tale da sancirne per sempre la sacralità. Il Re assediato, che oramai si era stufato di avere stranieri davanti alle porte, di udire urla laceranti e di dover bere solo acqua di pozzo perché era finito il vino, decretò che in effetti anche quel Grande Condottiero che aveva così fieramente dato battaglia non poteva essere un adoratore di Satana e che certamente non aveva bisogno di essere purificato. Sembrava giusto dare una copia della pergamena anche a loro, ma tagliarla a metà sarebbe stato un sacrilegio al lavoro svolto dal Gran Geometra, uomo tra i più saggi sulla Terra! Allora l’altro Sire, anch’egli stufo di vivere in mezzo al fango e di non poter più bere vino si accontentò di prenderne solo un quarto, quello riguardante le Stelle Fisse che a lui piacevano tanto, e di poter consultare personalmente il Gran Geometra per alcune costruzioni nel suo regno.

Il Gran Geometra e il suo Re acconsentirono, gli eserciti poterono tornare a casa e la Sacra e Giusta Guerra poté dirsi finita.

Nel palazzo si fecero due copie della grande pergamena e venne ritagliato il quarto dell’originale riguardante le stelle fisse da portare in gran pompa all’amico regnante. Il Gran Geometra era a dirigere i lavori e avrebbe accompagnato le stelle fisse nell’altro castello per suggellare il patto d’amicizia attraverso alcuni fondamentali consigli di architettura.

Passato qualche mese dedicato al lavoro di miniatura, la copia, il Gran Geometra, e il quarto di pergamena partirono alla volta dell’altra Corte per adempiere ai patti. Intanto popolo e Re pensavano che si erano allontanati per un po’ i guai, ma la cosa non parve molto gentile alle orecchie dell’inventore, che infatti se ne dipartì più mesto che mai.

Arrivato in gran pompa dall’altra Sua Maestà egli iniziò ad esercitare la sua Arte con pigrizia, in quanto i vicini sembravano essere molto arretrati.

Un giorno, però, parlando con i cortigiani, venne a sapere che su una di quelle alture in una piccola casa viveva un altro saggio, forse ancora più saggio di lui. Il Gran Geometra era molto curioso di potervi parlare, infatti da quando era iniziata la Sacra e Giusta Guerra egli studiava ad un nuovo e ben più importante proposito, quello di disegnare la geometria dell’uomo, delle sue azioni, dei suoi pensieri, delle influenze che il mondo ha su di lui e che lui ha sul mondo, un opera immensa ed inconcepibile, di cui però non riusciva a venire a capo. Avrebbe sentito volentieri il parere di un suo pari durante questo lungo e faticoso studio.

Così in un giorno di riposo decise di salire alla casa del saggio di quel regno. Si inerpico un po’ per la montagna e intravide la casupola.

Sulla porta vi era un uomo che guardava scorrere nuvole.

“Salve, io sono il Gran Geometra di Palazzo. Sto cercando il Saggio che vive su queste montagne, siete forse Voi?”

L’uomo lo guardò e rispose di sì. Iniziarono allora a parlare di un sacco di cose molto interessanti, ma anche molto dotte, del perché le nuvole assumono forme strane e divinatorie, del perché il rosso fosse rosso e non blu, di dov’è il vino migliore e di come e perché donne e schiavi possiedano inferiore facoltà deliberativa di uomo. Prendendo però il coraggio a due mani il Gran Geometra confidò il suo sogno segreto al Saggio, gli disse che desiderava tanto poter disegnare la geometria dell’uomo e di quanto lo circonda.

Il saggio sorrise e gli disse: ”Certo che ti posso aiutare. Porta qui domani una pergamena larga e lunga circa dieci pollici, una bacinella di inchiostro piuttosto grande. È tutto ciò di cui ho bisogno.”

Piuttosto concitato il Gran Geometra corse giù per la montagna e il mattino dopo torno con quello che gli aveva chiesto il Saggio. Lui prese la pergamena e la bacinella di inchiostro, entrò nella capanna e chiuse la porta per non farsi vedere. Ne usci qualche minuto dopo con un sorriso e disse al Gran Geometra di tornare dopo tre giorni.

E il Gran Geometra, piuttosto perplesso di fronte a tempi così brevi, si allontano dalla capanna.

Durante i tre giorni seguenti però egli torno a spiare il Saggio, per vedere come lavorava. Ma a qualunque ora salisse sul monte, in qualunque momento si presentasse per spiarlo il Saggio stava sempre davanti alla sua casina indaffarato con le sue erbe curative, i suoi funghi, oppure a contemplare la foresta.

Finalmente passati i tre giorni il Gran Geometra poté ritornare dal Saggio e chiedergli quale fosse stato il risultato del suo lavoro.

Il Saggio sorrise ed entrò nella casa. Ne uscì con la pergamena completamente imbevuta di inchiostro ormai seccatosi. Si avvicinò al Gran geometra gliela consegnò dicendo: ”Ecco, ho disegnato tutte le geometrie che il mondo, l’uomo e tutt’e due assieme possono disegnare nello spazio e nel tempo.”

“Ma come, rispose il Gran Sacerdote, questa pergamena non vi sono né disegni né geometrie! È solo imbevuta d’inchiostro!”

Il saggio lo guardò divertito e disse: “Volevi veder disegnate tutte le geometrie, dell’uomo e del mondo, ebbene, eccole lì disegnate. Ho imbevuto la pergamena di inchiostro, e per tre giorni l’ho fatta asciugare. Il disegno che vedi lì è per me la geometria dell’universo!”

Il Saggio salutò e disse che lo aspettava un pellegrinaggio più in alto, per andare a raccogliere certi funghi speciali, che crescevano solo sulla merda di vacca sotto la cima della montagna. E se ne andò.

Il Gran Geometra tornò molto perplesso alla corte del Re amico e poi ancora più perplesso alla corte del suo Re.

Ufficialmente disse che tutto era andato per il meglio e che il buon Dio benediceva loro e i loro nuovi alleati, ma tutti vedevano con crescente preoccupazione che il suo atteggiamento stava cambiando. Non lavorava più così alacremente all’inventare, al progettare e al dirigere nuovi lavori, non si interessava più tanto della geometria del cielo, solo ogni tanto correggeva o modificava la sua Sacra Pergamena, anche se le modifiche restavano sempre segrete, perché, come diceva il Secondogenito della Stirpe Reale oggi Re, dopo la disgrazia della morte di suo Padre e di suo Fratello Primogenito in una battuta di caccia, era meglio non fidarsi di cani infedeli e superbi quali erano i loro vicini.

Un giorno purtroppo il Gran Geometra, mentre scendeva le scale, data l’età e la vista che sempre più si appannava, inciampò in un gradino e cadde ruzzoloni giù per le scale della sua torre, dove da qualche tempo tornava a studiare le sue carte. Anche se tutti i migliori medici e alchimisti tentarono di curarlo dalla mala caduta, egli non si riebbe e in poche ore lasciò il Re e il suo Reame.

In onore della sua morte venne indetta una giornata solenne di lutto seguita da una di festeggiamenti. Fu invitato anche il Figlio del precedente Re alleato, oggi Reggente a causa di una gravissima malattia di origine sconosciuta del Padre.

Vi furono grandi pianti e grandi feste, fino a che il Re Reggente ed ospitato non si accorse che la sacra pergamena era diventata blasfema, in quanto diversa dalla sua e dato questo, il Re suo vicino doveva essere diventato per forza un adoratore del Diavolo.

Il Secondogenito, per niente di buon umore iniziò a non tollerare e a parlare di Sacra e Giusta Guerra per purificare gli infedeli.

Ma dato che non sempre è occasione per una Sacra e Giusta Guerra, specialmente quando si mangia a casa del nemico, il Reggente decise che la pergamena sarebbe tornata ad essere Sacra ed Inviolata non appena si fossero divisi equamente i resti degli appunti del Santo Gran Geometra, Requiem ad aeternam.

Così i due Re, scortati da studiosi di entrambi i regni, andarono nella torre per dividersi gli scritti rimasti incompiuti del defunto. Arrivati scorsero sul tavolo per prima una pergamena di circa dieci pollici di lato tutta imbrattata di inchiostro.

Dopo averla presa e controllata da capo a piedi sentenziarono, Re e studiosi, che doveva essere un’inutile pergamena, magari qualche progetto cancellato. Allora, dato che avevano molto freddo, la presero e la gettarono nel fuoco del camino, dove fece una bella fiamma blu e verde.

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