Underworld, Epilogo

” Il capitale elimina le sfumature di una cultura. Investimenti esteri, mercati globali, acquisizioni societarie, il flusso di informazioni transnazionali, l’influenza attenuante del denaro elettronico e del sesso virtuale, denaro mai passato di mano e sesso sicuro al computer, la convergenza del desiderio dei consumatori – non che la gente voglia le stesse cose, necessariamente, ma vuole la stessa gamma di possibilità di scelta. […] Il sistema finge di adeguarsi, di farsi più flessibile e intraprendente, meno dipendente da categorie rigide. Ma man mano che il desiderio tende a differenziarsi, facendosi intimo e suadente, la forza dei mercati convergenti produce un capitale istantaneo che schizza via attraverso gli orizzonti alla velocità della luce, puntando ad una certa uniformità furtiva, ad un appiattimento di particolari che interessa ogni cosa, dall’architettura al tempo libero, al modo di mangiare, dormire e sognare. “

Da Underworld, di Don DeLillo trad di Delfina Vezzoli

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