Revolution will be not televisived

[Pubblicato su giraffaweb]

Allora mi avvicino a un compagno anche lui munito di limone e gli
chiedo: che cosa ci devo fare con questo??? Lui mi guarda come
se fossi uno dei muppet e mi dice: ma cazzo, devi mangiarlo!!!

Negli ultimi vent’anni i tagli nelle ferrovie hanno tranciato via 95.000 posti di lavoro. Gli incidenti, le carrozze spaccate e sporche, le linee soppresse sono lo specchio di scelte che privilegiano il trasporto di lusso a quello per chi lavora e studia.

La tutela dell’ambiente, la sanità, la scuola potrebbero impiegare
molta più gente del Tav.

all’ipocrisia di un’Europa che dovrebbe essere unita soltanto nelle lordure
e non nelle proteste (non si capisce perché dovrebbero protestare soltanto gli italiani e non contestatori francesi o inglesi o tedeschi, visto che peraltro si dice di volere il cantiere Tav per rimanere agganciati all’Europa…).

la gente si è rotta i coglioni e, se si rompe i coglioni, non è che si confronta con il televisore – va direttamente dall’unico possibile rappresentante che lo Stato di Cose può schierare di fronte ai cittadini oggi, cioè il Poliziotto. Questo atto è testimoniato. Inizia di un totale inizio una lunghissima battaglia, che è in realtà una guerra, anzi: più guerre. Si incendiano zone sovrapposte del vivere civile: le lotte per l’ambiente, per la dignità della vita, per i diritti inalienabili di un’etica universale, per l’uguaglianza, per l’abbattimento dei filtri all’informazione diffusa.

13.10 – Si contano al momento almeno due persone ferite perché colpita direttamente dai lacrimogeni lanciati dal cavalcavia.

16.25 – i No Tav sono sotto l’autostrada, la polizia dall’alto lancia di tutto, pietre, sbarre di ferro ecc. ecc.

Appena riaffioriamo sulla strada sentiamo il rumore spargolo del lancio dei lacrimogeni, ma una cosa lo copre: il battere della gente sul guard rail, che batte e batte per incitare i manifestanti a rimanere lì, a non andarsene.

Da Napolitano a Bersani da Vendola a Beppe Grillo si sono schierati
contro gli stessi che solo pochi mesi fa appoggiavano: siamo gli stessi del 14 dicembre, gli stessi del movimento universitario e delle scuole, gli stessi che denunciano la gestione mafiosa della ricostruzione dell’Aquila e che si sono battuti per i referendum sui beni comuni, gli stessi che hanno sostenuto la lotta dei lavoratori della Fiom. Siamo gli stessi e saremo di più.

Le forze della polizia stanno accerchiando la zona e a breve non ci sarà tempo per distinguere tra pacifici e violenti. Lacrimogeni, idranti e manganelli inizieranno a colpire indiscriminatamente qualsiasi cosa abbia la parvenza di un essere umano che non porta una divisa.

“Non colpiranno certo due donne disarmante che tentano il dialogo, giusto?” Indovinate com’è andata a finire? BUM! Ci hanno lanciato lacrimogeni e pietre [la polizia]. Questa è la loro democrazia. Chiamatemi pure facinorosa-anarco-insurrezionalista, ma io sono e resto diversamente democratica.

Feriti gravi, alle mani, alle gambe e al volto, vengono medicati con soccorsi di fortuna e riportati su, lungo i due chilometri di sentiero in salita. Molti non risulteranno tra i feriti ufficiali, non si faranno curare in
ospedale per paura di essere arrestati e torturati, com’è poi successo a chi è stato preso, ai margini del bosco e in altri punti della Valle.

Anche se i grandi quotidiani non ve lo racconteranno, quella di domenica fuori dal perimetro controllato dalle forze dell’ordine è stata anche una domenica allegra, con le botteghe del paese aperte, la musica, i balli, il piacere di stare insieme.

Da cittadina – penso che quello di arginare i violenti fosse compito delle forze dell’ordine, assenti nel tragitto ma impegnate in forza a difendere il cantiere e a presidiare l’autostrada.

I media non riportano la realtà ma la gestiscono attraverso meccanismi
narrativi e culturali che possono essere opacizzati e resi visibiliIl secondo principio che possiamo ricavare è che soltanto di fronte a eventi capaci di provocare una magnitudo di grande intensità possono affiorare le dinamiche interne al sistema dei media, i suoi limiti e le forzature possibili.

Completamente inventata l’intervista al padre della ragazza No Tav arrestata (la smentita di Franco Bifani)

Potremmo fare delle straordinarie cronache della giornata di ieri, per raccontare il No Tav. E avremmo fallito, perché per comprendere un singolo evento occorre conoscere le premesse, approfondire, sviscerare.

[Frammenti dall’istant book “nervi#saldi” di agenzia x rilascaito in download pochi girni dopo il 3 luglio 2011. Forse la rivoluzione non sarà in televisione, ma sui libri si.]

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