Stazione surreale

[Pubblicato su giraffaweb]

Torino, Porta nuova, ore 19.38, un lunedì sera

Vado verso la stazione a prendere la metro per tornare a casa dopo l’ufficio.

Faccio quattro passi arrivando fino a Porta nuova.

Stamattina colleghe che arrivano da Vinovo dicono che ha fatto Meno Venti.

Caldaie rotte, tubi spezzati dal gelo.

Avvicinandomi dai gradoni sento cori e vedo dall’alto della strada i lampeggianti, mi avvicino dribblando le recinzioni verdi dei lavori in corso per vedere di che si tratta.

Ed eccola riapparire, quella sensazione maledetta, un misto di amarezza, di stanchezza e di rabbia, vero frutto tipico della penisola italica.

A cantare era una piccolo presidio #notav formato, a dir tanto da otto persone circondato – nel senso stretto, circondato proprio a cerchio – da poliziotti in divisa, scudi, pistole e manganelli compresi.

Qualche altra persona e qualche altro striscione stava sull’altro lato della strada, in piazza Carlo Felice.

Forse avevano anche maschere antigas, non si sa mai.

Ecco, ora è difficile spiegare che sensazione fa vedere gente disarmata accerchiata da militari in divisa, eventualmente pronti a menar le mani.

Proprio in cerchio, simmetrico, con al centro quattro o cinque donne che urlano libertà, tra le altre cose. Tra un poliziotto e l’altro c’è un mezzo metro libero, a noi fuori dal cerchio la polizia dà le spalle, l’attenzione e gli sguardi sono concentrati verso il centro, da cui una ragazza arriva a volantinare. Mi devo fare avanti per prendere il foglio, in pochi si avvicinano.

Ringrazio, comunque, e leggo:

“…il tav … non è solo un enorme speculazione e devastazione del territorio, ma un ottimo esempio di come funziona questa società. …”

Ecco, appunto.

Accerchiati, urlanti e accerchiati.

Dove ti trovi ti trovi, difficile entrare, difficile uscire.

Io, per un caso del destino, questa volta sono fuori, e fuori rimango, leggermente spaesato, un po’ leggo un po’ascolto un po’ guardo, un po’sto lì, che è anche l’unica cosa che ci sia da fare.

Provo a scattare delle foto da mettere qui, ma niente, non mi vengono, la scena non è tutta nell’immagine, la trapassa.

Quindi mi dirigo verso l’interno della stazione dove trovo un altro accampamento, quello dei licenziati dei treni notte, dopo [o mentre…] la raccolta firme si sono accampati nell’ammezzato della stazione. Anche loro mollati dall’alta velocità, o così si dice: se vai più in fretta, non hai bisogno di viaggiare di notte. Peccato per il costo dei biglietti delle “frecce”. Peccato per i lavoratori che son rimasti a casa. Così è partita la raccolte firme per riattivare i treni notturni: ventiduemila firme giacciono.

Uscendo da questa stazione surreale, un graduato che tiene il cerchio risponde al cellulare:”Ueeeee Francé, quanto tempo….”

Nell’arco di trenta metri ecco riassunta l’Italia post-industriale.

Corro a casa e vi scrivo.

Annunci

One thought on “Stazione surreale

  1. spaccato di un’Italia di oggi, forse anche quella di ieri e quella di sempre. quando mai “la gente” hai mai avuto ascolto e rispetto? non parlo del falso rispetto pre-elettorale, dove si blandisce il potenziale elettore con promesse da marinai, parlo del vero rispetto che devi (o dovresti) al cittadino che forma il tuo Stato e, magari di malavoglia, lo sostiene. si, lo spaesamento è forse la sensazione più appropriata. dopo l’incazzatura, ben inteso…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...