Armi acciaio e malattie di Jared Diamond

Così europacentrico che ho dovuto abbandonarlo tre volte prima di finirlo.
Ricco di informazioni e di ricostruzioni storiografiche intreressanti, documentate e dettagliate,  ma ricostruite su periodi storici così lunghi, migliaia di anni, da chiedersi se la selezione dei dati proposta abbia senso.
Immaginare l’evoluzione della massa umana come mondiale è interessante, ma pensare al presente come punto d’arrivo è perlomeno pericoloso.

Chi sente odore di stato tedesco Hegeliano oppure di fine della storia?

Più prudentemente oggi ci troviamo in una fase storica che verrà – ovvimante –  scavalcata da altre, sopratutto sulla scala dei tempi scelta dall’autore, cioè decine di migliaia di anni.

Credete che cose come la Ferrero saranno ancora note agli archeologi che verranno fra 8000 anni? al massimo troveranno qualche scheggia di vaso di nutella…
se ne dedurrà che nel xix secolo ci fu un’enorme migrazione e che questa società sia più potente della precedente e meno della successiva?

In tutto questo saggio c’è una pecca: non si risponde chiaramente alla domanda  posta all’inizio del libro: che cosa spinge chi ha più cargo a uccidere e a occupare le terre di chi ne ha di meno?

Forse è lo stesso cargo che si espande e espandendo la sua nicchia ecologica – che è l’uomo sapiens – distruggendo ciò che ne ostacola la sua espansione, cioè qualunque altra cosa?

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