La memoria degli alberi di Alice Corsi

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Ho finito questo romanzo con una forte ambivalenza nel cuore: da un lato è ben scritto, emoziona e, anche se la storia ha dei buchi qua e la, nel suo insieme fila liscia.
Ha però dentro di sè dei germi di parole giudicanti, un costrasto puerile tra il bene e il male, alcuni eventi improbabili – che non vi svelerò – e alcune figure ultrasterotipate tra cui un frate una supereroinomane (evidente tributo a Christiane F.),  da costringemri a sorvolare, alcuni luoghi tanto rindondanti nella sfera narrativa torinese come i muri e i subsonica da aver perso il loro significato nel mare delle esperienze che mille altri luoghi nel mondo hanno ospitato.
Il contrasto è proprio fra la delicatezza della mano e della parola che narra in un contesto fatto di personaggi che in realtà sono figure-evento tanto generalizzate e steretipate da tolgliere al romanzo un’intera dimensione narrativa.
Seguire invece la protagonista nel suo moto di scoperta non è affatto semplice nè scontato e colpisce drittto dove deve colpire, e ne vale la pena.

Qui il bel blog dell’autrice.

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