Sulla traccia di Nives, Erri De Luca

I nostri antenati sono andati a caccia di immenso. Così ingrandivano la vita. Perciò l’astronomia è stata la prima scienza della civiltà.  La notte fu esplorata più del giorno perchè era tanto più vasta. Il pensiero ha forzato i segreti, scippato conoscenze per allargare il campo della poca vita. Sbirciare l’infinito fa aumentare lo spazio, il respiro, la testa, di chi lo sta ad osservare.  A forza di stupore la scienza progredì. Provare meraviglia è un requisito scientifico, perchè istiga a scoprire.  Non so se è ancora così, non mi ntendo di scienza e non conosco scienziati. Il termine stesso, di scientifico, oggi mi insospettisce. Però se non c’è più la meraviglia nello scatto di chi si chiude in un laboratorio, peggio per lui e peggio per la scienza. Fu la sterminata immensità della notte a spalancare i pensieri dei nostri antenati. Accorgersi che esiste l’infinito è già un inizio di intesa tra la minima taglia della creatura umana e l’universo.

Erri de Luca, Sula traccia di Nives, 2012 Mondadori, p. 69

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