Il mio epistemologo preferito!

Paul K.Feyerabend, i mutata in y per dare un non so ché di esotico, intento alla giusta attività del filosofo: togliere il grasso, l’unto e l’avanzo da dove prima tutti han mangiato.

Il filosofo al lavoro

Il filosofo al lavoro

Autore del classico Contro il metodo, scrive poche settimane prima di morire un’autobiografia, Ammazzando il tempo, che termina direttamente poche ore prima della morte con delle righe tra le più intense che abbia mai letto, per portata, intimità e chiara consapevolezza di cosa di davvero importante si lascia: non il corpo, non il sapere, non il dolore, ma l’amore e il piacere di proseguire nello sguardo potenzialmente infinito della scoperta.

In questa intervista sarà lui stesso a raccontarvi un po’ di cose su scienza ed epistemologia e sulla sua vita, gradita o sgradita che vi sia.

Cantante lirico, ufficiale nelle ss, professore a contratto e grande appassionato d’opera, nella seconda parte di Ammazzando il tempo ci conduce direttamente nella discussione su cosa sia la scienza e come diavolo lavori.ammazzando I ricordi vanno a Contro il metodo, come dice lui stesso diretto “contro la filosofia della scienza che pretende di rendere semplice quanto di complesso è detto dagli scienziati”, ricordandoci che di fronte alla pretesa di unicità del rigore logico dobbiamo tener presente che grandi scoperte sono accumunate a grandi mutamenti storici, a più metodi di ricerca, a ad aspri e violenti litigi fra diversi soggetti, che a vario titolo stanno determinando essi il mutamento nella visione del mondo.

Ci ricorda che quando parliamo di verità dobbiamo sempre usare il plurale, e che mai e poi mai dobbiamo lasciarci appiattire da un’unicità raccontata e spesso imposta, che la scienza è una conquista molto importante, ma anche molto umana e che non può essere considerata scevra dalle imperfezioni, dalle lotte di potere e di favoritismo che riguardano da sempre la storia della comunità degli umani.

Rinunciare a vedere la scienza come un evento culturale complesso e ridurla ad un fattore di verità è rinunciare a vedere la continua capacità di creare di tutti noi, che prosegue in tutte le maniere, con tutte le forze, in tutte le forme e in tutte le condizioni che in questo disgraziato mondo riusciamo a sperimentare.

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