Il Mancino Zoppo, Serres

Che ci dice qualcosa a proposito dell’attenzione, durante taiji, meditazione o partita a golf che sia, parlando d’altro. E di come le idee siano ombre fuggevoli, ma indispensabili per portarci altrove.

Perchè tutti, svolgendo un qualche esercizio, hanno potuto comprendere che l’attenzione rivolta al corpo propriocettivo all’improvviso svanisce, si nasconde, si rivela e scompare, ed è così difficile da riconquistare, così fragile, fugace, leggera, che sembra accedere solo a fuggenti e volatili appercezioni. Dunque, che cosa chiamiamo idea se non una forma leggera, fugace, se non l’involucro quasi translucido di una pesante massa di cose, a volte concrete quanto il corpo? Simulacro per quanto riguarda la percezione, simulacro anche per quanto riguarda la concezione.

[Michel Serres, Il mancino zoppo, dal metodo non nasce niente, p.108, Bollati Boringhieri, 2016]

<- Ginzburg, il punto zero corporeo

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TAIJI WRITINGS FROM THE SHANGHAI YMCA [1929] di Brennan Translation

Per il primo giorno del 2018 una traduzione dal blog Brennan Translation, al momento solo in inglese, una lettura accompagnata ai dovuti auguri di piene forze per poter affrontare un altro nuovo anno.

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– 青年會太極拳班週年特刋 THE YMCA TAIJI BOXING CLUB’S ANNIVERSARY BOOK 民國十八年十二月 上海靑年會太極拳班贈 A Present from the Shanghai YMCA Taiji Boxing Club, Dec, 1929 [translation by Paul Brennan, Xmas, 2017] – 青年會太極拳班週年特刋 The YMCA Taiji Boxing Club’s Anniversary Book 姜乾題 – calligraphy by Jiang Qian – 目錄 CONTENTS 中華民國卿雲國歌 Republic of China National Anthem – “Auspicious Clouds” 程厚坤先生書贈聯句 […]

via TAIJI WRITINGS FROM THE SHANGHAI YMCA — Brennan Translation

Solo chi ha un destino rovina, Battiato spiegato da Calasso

 “Solo chi ha un destino rovina”

Da Niente è come sembra, in Il vuoto, Battiato, 2007

Grazie a Calasso che mi ha finalmente permesso di capire questo verso.

Gli eroi omerici non conoscevano una parola ingombrante come << responsabilità >>, e non l’avrebbero creduta. Per loro, è come se ogni delitto avvenisse in stato di infermità mentale. Ma quell’infermità significa qui presenza operante di un dio. Ciò che per noi è infermità per loro è << infatuazione divina >> (àté). Sapevano che quell’invadenza dell’invisibile pertava con sè, spesso, la rovina: tanto che, col tempo àté passo a significare << rovina >>. Ma sapevano anche, e Sofocle lo disse, che << nulla si avvicina di grandioso alla vita mortale senza l’atè>>.

Le nozza di Cadmo e Armonia, Roberto Calasso, 1988 Adelphi, p. 114

Ipotizzando una rivoluzione ironica

Il suggerimento di Tristan Tzara, poeta romeno francese. Nella primavera del 1916, mentre la guerra infuriava in Europa, Tzara lanciò dal Cabaret Voltaire di Zurigo il progetto dada: “Abolire l’arte, abolire la vita quotidiana, abolire la separazione tra l’arte e la vita quotidiana”. Pare che Lenin fosse li seduto da qualche parte, bevendo tè o forse vodka. Cosa sarebbe stata la storia del secolo se il poeta e il comunista fossero diventati amici, e avessero condiviso uno stile ironico? Forse l’ironia dada avrebbe agito come antidoto alla severità bolscevica.

Bifo, Magagnoli, su Linus n.612 Maggio 2016 p. 81

Storia notturna, archetipi e rappresentazioni corporee di grado zero, Carlo Ginzburg

[…] La nozione di archetipo viene riformulata in maniera radicale perché saldamente ancorata al corpo. Più precisamente, alla sua autorappresentazione. Si può ipotizzare che essa operi con uno schema, come un’istanza mediatrice di carattere formale in grado di rielaborare esperienze legate a caratteristiche fisiche della specie umana, traducendole in configurazioni simboliche potenzialmente universali. Impostando il problema in questi termini eviteremo l’errore in cui […] cadono abitualmente i cercatori di archetipi: quello di isolare simboli specifici più o meno diffusi scambiandoli per universali culturali. L’indagine che stiamo conducendo ha mostrato che l’elemento universale non è rappresentato dalle singole unità ma dalla serie, per definizione aperta, che la include. Più precisamente: non dalla concretezza del simbolo, ma dall’attività categoriale che […] rielabora in forma simbolica le esperienze concrete, corporee. Tra queste ultime bisogna includere anche, anzi sopratutto, l’esperienza corporea di grado zero: la morte.

Storia Notturna, Carlo Ginzburg, 1989 Einaudi storia, p.224

Da c’iung-hu-cienn ching, l’opera di Lieh-tzu

Un corpo umano può ospitare un cuore d’animale, un corpo d’animale può contenere un cuore d’uomo. In entrambi i casi, se si giudica secondo le caratteristiche esteriori, si è indotti in errore.

Lieh-tzu, c’iung-hu-cienn ching, 1994 Luni, p.35