‘Ah Hell he’s even more punk than me!

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Il Mancino Zoppo, Serres

Che ci dice qualcosa a proposito dell’attenzione, durante taiji, meditazione o partita a golf che sia, parlando d’altro. E di come le idee siano ombre fuggevoli, ma indispensabili per portarci altrove.

Perchè tutti, svolgendo un qualche esercizio, hanno potuto comprendere che l’attenzione rivolta al corpo propriocettivo all’improvviso svanisce, si nasconde, si rivela e scompare, ed è così difficile da riconquistare, così fragile, fugace, leggera, che sembra accedere solo a fuggenti e volatili appercezioni. Dunque, che cosa chiamiamo idea se non una forma leggera, fugace, se non l’involucro quasi translucido di una pesante massa di cose, a volte concrete quanto il corpo? Simulacro per quanto riguarda la percezione, simulacro anche per quanto riguarda la concezione.

[Michel Serres, Il mancino zoppo, dal metodo non nasce niente, p.108, Bollati Boringhieri, 2016]

<- Ginzburg, il punto zero corporeo                                                                       Altro Serres ->

Solo chi ha un destino rovina, Battiato spiegato da Calasso

 “Solo chi ha un destino rovina”

Da Niente è come sembra, in Il vuoto, Battiato, 2007

Grazie a Calasso che mi ha finalmente permesso di capire questo verso.

Gli eroi omerici non conoscevano una parola ingombrante come << responsabilità >>, e non l’avrebbero creduta. Per loro, è come se ogni delitto avvenisse in stato di infermità mentale. Ma quell’infermità significa qui presenza operante di un dio. Ciò che per noi è infermità per loro è << infatuazione divina >> (àté). Sapevano che quell’invadenza dell’invisibile pertava con sè, spesso, la rovina: tanto che, col tempo àté passo a significare << rovina >>. Ma sapevano anche, e Sofocle lo disse, che << nulla si avvicina di grandioso alla vita mortale senza l’atè>>.

Le nozza di Cadmo e Armonia, Roberto Calasso, 1988 Adelphi, p. 114

Ipotizzando una rivoluzione ironica

Il suggerimento di Tristan Tzara, poeta romeno francese. Nella primavera del 1916, mentre la guerra infuriava in Europa, Tzara lanciò dal Cabaret Voltaire di Zurigo il progetto dada: “Abolire l’arte, abolire la vita quotidiana, abolire la separazione tra l’arte e la vita quotidiana”. Pare che Lenin fosse li seduto da qualche parte, bevendo tè o forse vodka. Cosa sarebbe stata la storia del secolo se il poeta e il comunista fossero diventati amici, e avessero condiviso uno stile ironico? Forse l’ironia dada avrebbe agito come antidoto alla severità bolscevica.

Bifo, Magagnoli, su Linus n.612 Maggio 2016 p. 81

A chi si insegna il tao? Da c’iung-hu-cienn ching, l’opera di Lieh-tzu

Inutilmente si parlerebbe del Principio agli arroganti e a i violenti; essi non possegono le qualità per capire; le loro tare gli impediscono di ricevere un insegnamento e di essere aiutati. Perchè a qualcuno si possa insegnare, questi deve credere di non sapere tutto; è questa la condizione sine qua non. L’età non è un ostacolo, così come l’intelligenza non è sempre un mezzo; l’essenziale è la sottomissione di spirito.

Senza peli sulla lingua, bisogna dire. Lieh.Tzu, C’iung-hu-cienn Ching, l’opera di Lieh.Tzu, 1994 Luni, p. 109

<- Lieh-Tzu sul cuore dell’uomo

Storia notturna, archetipi e rappresentazioni corporee di grado zero, Carlo Ginzburg

[…] La nozione di archetipo viene riformulata in maniera radicale perché saldamente ancorata al corpo. Più precisamente, alla sua autorappresentazione. Si può ipotizzare che essa operi con uno schema, come un’istanza mediatrice di carattere formale in grado di rielaborare esperienze legate a caratteristiche fisiche della specie umana, traducendole in configurazioni simboliche potenzialmente universali. Impostando il problema in questi termini eviteremo l’errore in cui […] cadono abitualmente i cercatori di archetipi: quello di isolare simboli specifici più o meno diffusi scambiandoli per universali culturali. L’indagine che stiamo conducendo ha mostrato che l’elemento universale non è rappresentato dalle singole unità ma dalla serie, per definizione aperta, che la include. Più precisamente: non dalla concretezza del simbolo, ma dall’attività categoriale che […] rielabora in forma simbolica le esperienze concrete, corporee. Tra queste ultime bisogna includere anche, anzi sopratutto, l’esperienza corporea di grado zero: la morte.

Storia Notturna, Carlo Ginzburg, 1989 Einaudi storia, p.224

Da c’iung-hu-cienn ching, l’opera di Lieh-tzu su animali, uomini e imperatori Lieh-tzu#2

[Come] si può continuare a sostenere che tra gli uomini e gli animali ci sia una differenza sostanziale? idubbiamente le loro forme e i loro linguaggi differiscono da quellidegli uomini, ma forse che non sarebbe possibile intendersi con loro nonostante ciò? [..] numerosi sono i punti di contatto tra gli istinti delle bestie e i costumi degli uomini. Anche loro vivono in coppie, e i genitori sono affezionati ai figli. Anche loro per insediarsi cercano luoghi sicuri. Anche loro preferiscono le zone temperate a quelle fredde. Anche loro si riuniscono in gruppi, marciano in schiere ordinate, i piccoli al centro, i maggiori e più grandi tutt’intorno. Anche loro si indicano i posti buoni per bere o per brucare. Nei tempi originari gli animali abitavano e viaggiavano insiemr. Quando gli uomini si dettero imeratori e re, ebbe origine la diffidenza che causò la separazione. più tardi la paura allontanò sempre di più gli animalidagli uomini. Nonostante ciò, ancora adesso, la distanza non è insuperabile. All’Est [..] si comprende ancora il linguaggio degli animali domestici. [..] Partendo dal principio che la sensibilità degli esseri che hanno lo stesso sangue e respirano la stessa aria non può essere molto diversa [gli antichi saggi] trattavano gli animali più o meno come trattavano gli uomini, e con successo.

Lieh-tzu, c’iung-hu-cienn ching, 1994 Luni, pp.35-36.

Per quanto sia pericoloso parlare di tempi originari, non resisto alla bellezza di questo passo. Cerchiamo di farne buon uso!

<- Lie-tzu#1                    Pitagora di Ovidio sugli animali ->