L’esercito delle cose inutili – Paola Mastrocola

cose-inutili

Ci sono belle pagine qui dentro.
Purtroppo però, come confessa la stessa autrice nel titolo del paragrafo, il prologo finisce a pagina 153. Il finale è prevedibile (e predetto) a pagina 166.
Un romanzo di tredici pagine insomma, su duecentodieci.

Bel tocco di surrealismo, ma troppo prolisso, su come stiano le cose fra libri, asini e trapiantatori di primule si è vinta una gara di salto in lungo narrativo.

Fanno felice eccezione pagine 208-209.

 

Annunci

Guy Debord – Introduzione a una critica della geografia urbana

Finalmente qualche deriva psicogeografica tradotta come si deve! Se qualcuno conosce altre traduzioni mi dica pure qui sotto. Una piccola nota di demerito per l’edizione che, seppur coraggiosa, è priva di ogni strumento di contestualizzazione: se l’obbiettivo voleva essere lo straniamento, è stato raggiunto, diversamente i pezzi rimangono come sospesi nel vuoto e la comprensione lasciata completamente al gioco ermeneutico preesistente nel lettore.

Schegge Taglienti in ebook!

Signori e signore, lei è, come si dice, tra le nostre migliori penne.

Fatevene una ragione mentre vi leggete questo ebook.

Dopo Fuga di Mauro Baldrati e Malevisione di Marilu Oliva, L’Era del Cazzaro è il terzo eBook gratuito della nostra collana camilliana. Mentre sceglievo e impaginavo i corsivi per questo best of della mia rubrica Schegge Taglienti, mi sono resa conto che nel sub-universo nel quale ci troviamo il tempo non scorre in modo cronologico, ma [via carmilaonline..com…]

 

Jun’ichiro Tanizachi, Libro d’ombra

Lasciamo da parte le pagine di elogio alla latrina e quelle dedicate al riflesso del lerciume sulle porcellane per cui è diventato famoso: ci troviamo di fronte alla risposta più educata e pacata all’elettrocivilizzazione europea che mi sia mai capitato di leggere.

Chi la subisce, la subisce in un modo subdolo, non militare come avviene grazie alla democrazia via bombe, ma attraverso accordi economici calati dall’alto, alleanze politiche internazionali e decisioni imperiali fosche, non potendone constatare direttamente la mano armata, ma più semplicemente verificandone la pericolosità per le proprie abitudini, la propria identità e più in generale, rendendosi conto che una forma particolare di biodiversità, quella culturale, si va perdendo: le caratteristiche peculiari si perdono a favore di un’uniformità che ne cancella le sfumature impiegando mezzi apparentemente “solo” tecnici.

Siamo di fronte ad un caso ante litteram di globalizzazione economica, quella di Tanizachi è la risposta, emotiva, intelligente e motivata, del risultato di questa pratica moderna sulla vita “tradizionale” di una coscienza sensibile e dotata di una maturità libro d'ombrasufficiente a comunicarci ironicamente che le sta succedendo intorno.

A proposito di coincidenze significative e sincronicità, vorrei condividere con voi questo tratto del libro, a pagina 89. Considerando che l’ho letto l’altra sera ad alta voce in cucina alla mia compagna – come tutto il resto del libro – e che stavamo ascoltando un concerto alla radio, sorseggiando del vino fatto da noi mentre impastavamo il pane con la pasta madre in una vecchia casa di Corso Moncalieri, mi son sentito pericolosamente in linea con le predizioni di Jun’ichiro  …

Anche per questo [la difficoltà di trovare buon cibo] sono sempre più numerosi i vecchi che abbandonano le metropoli, e si ritirano in provincia. Ma, ormai, le piccole città vogliono somigliare alle grandi, e ogni anno, nelle vie principali, cresce la fredda luce radiosa delle lampade elettriche.

Sostengono alcuni che, con l’introduzione dei mezzi di trasporto aerei e sotterranei, la quiete tornerà nella vita urbana. Io sono convinto che, quel giorno, si troveranno altri modi per torturare i vecchi. Rimarrà loro un unico piacere: chiudersi in casa, cucinarsi da soli qualche antico piatto, sorseggiare sake, ascoltare la radio.

p. 89, Jun’ichiro Tanizachi, Libro d’ombra, Bompiani

Le matematiche del Tao, Tito M. Tonietti

9788854807068Mentre ci parla del teorema di Pitagora, della sua evoluzione e del suo equivalente cinese, la figura della corda (qui, corda.pdf), venuti alla luce all’incirca nello stesso arco temporale tanto in Grecia quanto in Cina, oppure ancora all’uso del tangram per le dimostrazioni geometriche, ci troviamo a fare un  fantastico viaggio filosofico nello sviluppo culturale e politico cinese ed europeo lungo più di due millenni.

In questo libro ci sono molte cose di cui far tesoro, in primis l’impostazione del confronto epistemologico, poi la ricchezza delle fonti e infine le considerazioni più strettamente storiche e culturali che riguardano le matematiche e il loro mutamento di ruolo, sia scientifico che sociale, nei più generali meccanismi di potere che le due società hanno sviluppato nei secoli.

In questo contesto vorrei riportare però solo una traduzione contenuta nel libro (p. 238), in un momento in cui si parla della generazione dei numeri e della loro natura, di un verso del Daodejing, che straordinariamente si accorda con al pratica del taiji quan che conosco e che ne illumina con chiarezza il metodo, come nessun’altra traduzione precedente aveva saputo fare:

“La via, la via adatta non [è] immutabile; la descrizione, la descrizione adatta non [è] la descrizione immutabile. Indescrivibile [è] l’inizio del cielo e della terra; descrivibile la madre delle 10000 cose”

Un pessimo Baricco

A proposito de “I Barbari, saggio sulla mutazione

ibarbari

Non solo è ripetitivo, cosa dovuta al collage di puntate su repubblica, privo di ironia e inutilmente altezzoso, ma anche, come fa notare più d’uno, si scopiazza, e non solo non si indica da chi si scopiazza, ma si scopiazza pure male: esempio su tutti è la società dello spettacolo introdotta nei primi capitoli. Ma voi lettori, davvero pensate che prima di Baricco nessuno abbia mai pensato di parlare dello spettacolo, della spettacolarizzazione o dell’accumulo di capitali?
Se lo pensate questo saggio ve lo meritate proprio.

Animani di nuovo on line!

Prendi un gruppo di ragazzi con delle pelli e mettili a suonare in un box: tra inviti di musicisti da Burkina, Senegal e dintorni, nottate passate a suonare e qualche concerto in giro tra locali e parchi, turnando tra più di quindici musicisti, questi sono stati gli Animani.

A causa di alcuni aggiustamenti legali legati alla gestione del creative commons da Jamendo per qualche tempo questa registrazione – fatta nel 2004 a Volterra in occasione di una colletta per il carcere – è stata offline.

Finalmente ho avuto il tempo di sistemare le cose e di rimetterla di nuovo on line: ecco qui il risultato!

Al netto degli errori, ci siamo divertiti moltissimo!

Per chi avesse altri 5 minuti, accanto, questi pezzi, musicati da molte persone differenti ad un abbozzo di racconto a puntate, troppo bello per potersi concludere!