Le matematiche del tao#2

<- Le matematiche del tao#1

Una seconda ragione per cui val la pena scrivere è la delicatezza del titolo stesso, che è in sé stesso intero progetto di ricerca: il plurale, ovvero il pluralismo, le matematiche del tao, non la matematica del tao. Questo plurale è il segno distintivo di una epistemologia caratterizzata da un profondo rispetto per le forme di conoscenza che storicamente si sono affacciate – e si continuano ad affacciare – al mondo.

Il testo non è un saggio a carattere esclusivamente epistemologico di tipo logico o a tesi, ma è costellato di considerazioni generali su questo tema, tra una riga e l’altra, a trame più o meno fitte – il che mi ricorda, a sua volta, una mia tanto vecchia quanto stimata conoscenza– che si colorano, pur non lasciandosi andare a un vero e  proprio anything goes, di una sottesa accettazione di come diverse forme di ricerca e di comprensione del mondo e della vita, lungi dall’essere “false” plasmano il mondo, e, a loro volta e lo rendono denso di nuovi avvenimenti e di nuove interpretazioni che generano nuovi fatti e nuove pratiche che seppure ad un primo sguardo con la conoscenza, in senso stretto, non hanno molto a che fare come politica, commerci, religioni, legiferazione e sentire morale. Tutte concorrono a definire quella galassia di eventi che chiamiamo reale, ciascuna attraverso le sue peculiarità di legittimazione, che siano storiche, legale o economiche.

Nella parte finale del libro ci si avvicina alla considerazione  che la conoscenza, e in ultima ed estrema istanza anche la verità, siano non solo pratiche sociali – fatto salvo il campo dell’intuizione, o della mistica, campo da cui ora ci teniamo lontani, stiamo invece qui parlando degli esami per diventare mandarini, ovvero funzionari imperiali – ma che siano prodotti da conflitti di potere, dal sostegno di una fazione data ad un altra, o revocata, che nel gioco delle parti per sopravvivere si appoggia a seconda della convenienza su una comunità che a sua essendo dedita ad un certo tipo di pratiche, piuttosto che ad altre, ne determina il successo sociale, ovvero il grado di realtà, a scapito di altre, sotto il profilo culturale ugualmente degno.

In poche parole, i fatti non sono separabili dalla teoria, che a sua volta non è separabile da chi la produce, dai mezzi con cui la diffonde e dalle pratiche sociali e commerciali che ne derivano.

Risultati immagini per tangram teorema della corda cina

Fa da esempio la dimostrazione tramite tangram del teorema della corda, figurativa e intuitiva, anzichè il suo omologa greca del teorema di Pitagora, logica e assiomatica, entrambe ugualmente inoppugnabili oltre che nel loro contesto, anche per efficienza logica ed evidenza dimostrativa. Quanto questi due differenti approcci, che appaiono meramente procedurali in realtà, segnano l’esistenza di due matematiche intrinsecamente diverse?

La verità, in questo processo sociale si rafforza attraverso la continuità del potere che la sostiene divenendo, come nella storia mondana, la storia del più forte e del vincitore, non invece la storia di una trascendenza (o meno) che porta ad una conoscenza più o meno definitiva del mondo e del sè. In questo contesto ci troviamo a trattare, appunto, con le verità, doverle comparare e definirne, non solo attraverso l’analisi delle modalità che ne hanno permesso lo sviluppo, ma anche verificando di passo in passo le condizioni politiche e sociali che ne hanno accompagnato, e a volta causato sopravvivenza, sviluppo e, talvolta, la morte.

<- Qui  una versione del teorema della corda

 

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Note a Il celestiale Bidendum, De Crecy

La storia si perde. Troppe direzioni. Si perde anche il non senso. Il tentativo di ricorsività non regge.

Disegni eccezionali.

Edizione curata, ma formato troppo piccolo. Non si legge, si perdono i dettagli del disegno. Io che sono cecato ho fatto fatica fisica a leggere i baloon fino in fondo. Insopportabile. Dove è necessario fate un’edizione dal formato più ampio, e meno economico. Diversamente fate di un’opera degna una fatica mostruosa.

In ogni caso, il mondo è fondato sulla merda di cane.

[note a Nicolas De Crécy, Il celestiale bibendum, 2015, Eris ed.]

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Ora che avete letto queste righe inconcludenti, vi lascio a due commenti seri e interessanti su De Crecy, da Fumettologica:

Marco Apostoli, “Diario di un fantasma” di De Crécy: il viaggio come autoanalisi artistica”

Boris Battaglia, La vastità del resto. Il Celestiale Bibendum di Nicolas De Crécy”

 

 

L’esercito delle cose inutili – Paola Mastrocola

cose-inutili

Ci sono belle pagine qui dentro.
Purtroppo però, come confessa la stessa autrice nel titolo del paragrafo, il prologo finisce a pagina 153. Il finale è prevedibile (e predetto) a pagina 166.
Un romanzo di tredici pagine insomma, su duecentodieci.

Bel tocco di surrealismo, ma troppo prolisso, su come stiano le cose fra libri, asini e trapiantatori di primule si è vinta una gara di salto in lungo narrativo.

Fanno felice eccezione pagine 208-209.

 

Guy Debord – Introduzione a una critica della geografia urbana

Finalmente qualche deriva psicogeografica tradotta come si deve! Se qualcuno conosce altre traduzioni mi dica pure qui sotto. Una piccola nota di demerito per l’edizione che, seppur coraggiosa, è priva di ogni strumento di contestualizzazione: se l’obbiettivo voleva essere lo straniamento, è stato raggiunto, diversamente i pezzi rimangono come sospesi nel vuoto e la comprensione lasciata completamente al gioco ermeneutico preesistente nel lettore.

Schegge Taglienti in ebook!

Signori e signore, lei è, come si dice, tra le nostre migliori penne.

Fatevene una ragione mentre vi leggete questo ebook.

Dopo Fuga di Mauro Baldrati e Malevisione di Marilu Oliva, L’Era del Cazzaro è il terzo eBook gratuito della nostra collana camilliana. Mentre sceglievo e impaginavo i corsivi per questo best of della mia rubrica Schegge Taglienti, mi sono resa conto che nel sub-universo nel quale ci troviamo il tempo non scorre in modo cronologico, ma [via carmilaonline..com…]

 

Jun’ichiro Tanizachi, Libro d’ombra

Lasciamo da parte le pagine di elogio alla latrina e quelle dedicate al riflesso del lerciume sulle porcellane per cui è diventato famoso: ci troviamo di fronte alla risposta più educata e pacata all’elettrocivilizzazione europea che mi sia mai capitato di leggere.

Chi la subisce, la subisce in un modo subdolo, non militare come avviene grazie alla democrazia via bombe, ma attraverso accordi economici calati dall’alto, alleanze politiche internazionali e decisioni imperiali fosche, non potendone constatare direttamente la mano armata, ma più semplicemente verificandone la pericolosità per le proprie abitudini, la propria identità e più in generale, rendendosi conto che una forma particolare di biodiversità, quella culturale, si va perdendo: le caratteristiche peculiari si perdono a favore di un’uniformità che ne cancella le sfumature impiegando mezzi apparentemente “solo” tecnici.

Siamo di fronte ad un caso ante litteram di globalizzazione economica, quella di Tanizachi è la risposta, emotiva, intelligente e motivata, del risultato di questa pratica moderna sulla vita “tradizionale” di una coscienza sensibile e dotata di una maturità libro d'ombrasufficiente a comunicarci ironicamente che le sta succedendo intorno.

A proposito di coincidenze significative e sincronicità, vorrei condividere con voi questo tratto del libro, a pagina 89. Considerando che l’ho letto l’altra sera ad alta voce in cucina alla mia compagna – come tutto il resto del libro – e che stavamo ascoltando un concerto alla radio, sorseggiando del vino fatto da noi mentre impastavamo il pane con la pasta madre in una vecchia casa di Corso Moncalieri, mi son sentito pericolosamente in linea con le predizioni di Jun’ichiro  …

Anche per questo [la difficoltà di trovare buon cibo] sono sempre più numerosi i vecchi che abbandonano le metropoli, e si ritirano in provincia. Ma, ormai, le piccole città vogliono somigliare alle grandi, e ogni anno, nelle vie principali, cresce la fredda luce radiosa delle lampade elettriche.

Sostengono alcuni che, con l’introduzione dei mezzi di trasporto aerei e sotterranei, la quiete tornerà nella vita urbana. Io sono convinto che, quel giorno, si troveranno altri modi per torturare i vecchi. Rimarrà loro un unico piacere: chiudersi in casa, cucinarsi da soli qualche antico piatto, sorseggiare sake, ascoltare la radio.

p. 89, Jun’ichiro Tanizachi, Libro d’ombra, Bompiani

Le matematiche del Tao, Tito M. Tonietti

9788854807068Mentre ci parla del teorema di Pitagora, della sua evoluzione e del suo equivalente cinese, la figura della corda (qui, corda.pdf), venuti alla luce all’incirca nello stesso arco temporale tanto in Grecia quanto in Cina, oppure ancora all’uso del tangram per le dimostrazioni geometriche, ci troviamo a fare un  fantastico viaggio filosofico nello sviluppo culturale e politico cinese ed europeo lungo più di due millenni.

In questo libro ci sono molte cose di cui far tesoro, in primis l’impostazione del confronto epistemologico, poi la ricchezza delle fonti e infine le considerazioni più strettamente storiche e culturali che riguardano le matematiche e il loro mutamento di ruolo, sia scientifico che sociale, nei più generali meccanismi di potere che le due società hanno sviluppato nei secoli.

In questo contesto vorrei riportare però solo una traduzione contenuta nel libro (p. 238), in un momento in cui si parla della generazione dei numeri e della loro natura, di un verso del Daodejing, che straordinariamente si accorda con al pratica del taiji quan che conosco e che ne illumina con chiarezza il metodo, come nessun’altra traduzione precedente aveva saputo fare:

“La via, la via adatta non [è] immutabile; la descrizione, la descrizione adatta non [è] la descrizione immutabile. Indescrivibile [è] l’inizio del cielo e della terra; descrivibile la madre delle 10000 cose”

Un pessimo Baricco

A proposito de “I Barbari, saggio sulla mutazione

ibarbari

Non solo è ripetitivo, cosa dovuta al collage di puntate su repubblica, privo di ironia e inutilmente altezzoso, ma anche, come fa notare più d’uno, si scopiazza, e non solo non si indica da chi si scopiazza, ma si scopiazza pure male: esempio su tutti è la società dello spettacolo introdotta nei primi capitoli. Ma voi lettori, davvero pensate che prima di Baricco nessuno abbia mai pensato di parlare dello spettacolo, della spettacolarizzazione o dell’accumulo di capitali?
Se lo pensate questo saggio ve lo meritate proprio.

Animani di nuovo on line!

Prendi un gruppo di ragazzi con delle pelli e mettili a suonare in un box: tra inviti di musicisti da Burkina, Senegal e dintorni, nottate passate a suonare e qualche concerto in giro tra locali e parchi, turnando tra più di quindici musicisti, questi sono stati gli Animani.

A causa di alcuni aggiustamenti legali legati alla gestione del creative commons da Jamendo per qualche tempo questa registrazione – fatta nel 2004 a Volterra in occasione di una colletta per il carcere – è stata offline.

Finalmente ho avuto il tempo di sistemare le cose e di rimetterla di nuovo on line: ecco qui il risultato!

Al netto degli errori, ci siamo divertiti moltissimo!

Per chi avesse altri 5 minuti, accanto, questi pezzi, musicati da molte persone differenti ad un abbozzo di racconto a puntate, troppo bello per potersi concludere!

Il mio epistemologo preferito!

Paul K.Feyerabend, i mutata in y per dare un non so ché di esotico, intento alla giusta attività del filosofo: togliere il grasso, l’unto e l’avanzo da dove prima tutti han mangiato.

Il filosofo al lavoro

Il filosofo al lavoro

Autore del classico Contro il metodo, scrive poche settimane prima di morire un’autobiografia, Ammazzando il tempo, che termina direttamente poche ore prima della morte con delle righe tra le più intense che abbia mai letto, per portata, intimità e chiara consapevolezza di cosa di davvero importante si lascia: non il corpo, non il sapere, non il dolore, ma l’amore e il piacere di proseguire nello sguardo potenzialmente infinito della scoperta.

In questa intervista sarà lui stesso a raccontarvi un po’ di cose su scienza ed epistemologia e sulla sua vita, gradita o sgradita che vi sia.

Cantante lirico, ufficiale nelle ss, professore a contratto e grande appassionato d’opera, nella seconda parte di Ammazzando il tempo ci conduce direttamente nella discussione su cosa sia la scienza e come diavolo lavori.ammazzando I ricordi vanno a Contro il metodo, come dice lui stesso diretto “contro la filosofia della scienza che pretende di rendere semplice quanto di complesso è detto dagli scienziati”, ricordandoci che di fronte alla pretesa di unicità del rigore logico dobbiamo tener presente che grandi scoperte sono accumunate a grandi mutamenti storici, a più metodi di ricerca, a ad aspri e violenti litigi fra diversi soggetti, che a vario titolo stanno determinando essi il mutamento nella visione del mondo.

Ci ricorda che quando parliamo di verità dobbiamo sempre usare il plurale, e che mai e poi mai dobbiamo lasciarci appiattire da un’unicità raccontata e spesso imposta, che la scienza è una conquista molto importante, ma anche molto umana e che non può essere considerata scevra dalle imperfezioni, dalle lotte di potere e di favoritismo che riguardano da sempre la storia della comunità degli umani.

Rinunciare a vedere la scienza come un evento culturale complesso e ridurla ad un fattore di verità è rinunciare a vedere la continua capacità di creare di tutti noi, che prosegue in tutte le maniere, con tutte le forze, in tutte le forme e in tutte le condizioni che in questo disgraziato mondo riusciamo a sperimentare.