Co-evoluzione tecnologica, il mancino zoppo, Serres

Esternalizzati dal corpo, gli artefatti vi ritornano e lo metamorfosano. L’invenzione tecnica ha effetti sull’innovazione umana, strumenti e macchine ominizzano. Questo processo va avanti da millenni, e, rottura dopo rottura accelera o rallenta. Diventiamo continuamente i nostri figli. […] Homo si somatizza e si collettivizza attraverso i propri artifici.

Il mancino zoppo, Serres, Bollati Boringhieri p.132

Al netto dei paroloni, coevolviamo con gli oggetti che creiamo e con la tecnologia che immettiamo nel mondo, essa ci plasma e si plasma sui nostri usi e a sua volta li determina, si e ci migliora. Da notare di sfuggita che qui tecnologia non vuol dire solo pc e realtà virtuale, vuol dire anche scrivere, mungere una mucca, ricavarne formaggio, accendere un fuoco, costruire una casa o una poesia, così come programmare in phyton o vestirsi. Anche se alcune di queste cose ora ci appaiono naturali, quando si sono create erano delle novità assolute, prima non esistevano, e solo allora nellla storia dell’universo è apparso un diverso modo di stare al mondo, con diverse relazioni e priorità.

Non sottovaluterei nemmeno le conseguienze di questa coabitazione nell’evoluzione biologica delle specie, nella convivenza si creano nichie, adatte a rafforzarne l’ecosistema, anche a scapito degli altri. Uomo più cane modifica il mondo più profondamente e lungamente di solo cane e solo uomo. Moltiplichiamo questo per uomini, batteri, cereali, cavalli e cacciaviti e smartphone, avremo così la nicchia umana, che solo-umana non è, è un intero ecosistema di relazioni fondamentali per la sopravvivenza di tutti i suoi componenti. Dove si trova il confine di questa comunità, tanto nel tempo di evoluzione quanto nella quantità di spazio rubato alle altre nichie, o alla coevoluzione tra loro, ancora non è dato sapere, né forse lo sarà mai.

Ma la loro storiografia sembra essere iniziata.

<- Altro Serres

Annunci

Il Mancino Zoppo, Serres

Che ci dice qualcosa a proposito dell’attenzione, durante taiji, meditazione o partita a golf che sia, parlando d’altro. E di come le idee siano ombre fuggevoli, ma indispensabili per portarci altrove.

Perchè tutti, svolgendo un qualche esercizio, hanno potuto comprendere che l’attenzione rivolta al corpo propriocettivo all’improvviso svanisce, si nasconde, si rivela e scompare, ed è così difficile da riconquistare, così fragile, fugace, leggera, che sembra accedere solo a fuggenti e volatili appercezioni. Dunque, che cosa chiamiamo idea se non una forma leggera, fugace, se non l’involucro quasi translucido di una pesante massa di cose, a volte concrete quanto il corpo? Simulacro per quanto riguarda la percezione, simulacro anche per quanto riguarda la concezione.

[Michel Serres, Il mancino zoppo, dal metodo non nasce niente, p.108, Bollati Boringhieri, 2016]

<- Ginzburg, il punto zero corporeo                                                                       Altro Serres ->