Giorno 8, La Verna

[3 maggio 2019]

Venuto il mattino, e sospeso il cammino, ci troviamo nel tempo ibrido fra la necessità di tornare e il trovarsi ancora tra alberi e brecce, colonnati e celle, ricostruendoci.

Un’antica fenditura trasversale sostiene il nuovo luogo sacro prodotto dall’accumulo di pietre levigate e impilate dall’uomo per più di 800 anni.

Il vuoto sostiene il pieno, ne permette l’esistere, fa lo spazio della caduta, della vertigine, del pànico che attraversa accarezzandone le rocce che lo delimitano, camminandovi sotto, in mezzo, tra il gocciolío dell’acqua che ne satura gli spazi perpendicolari.

Chi viveva qui sapeva distillarne il potere, sopravvivervi e renderlo reale, trasmetterlo.

Noi a breve prenderemo gli zaini e scenderemo l’ultimo tratto di pietre levigate fino alla statale, dove ritorneremo reali prendendo un bus, facendoci portare in un posto lontano  con pochi minuti di lavorìo meccanico, scelta che fino a ieri avrebbe richiesto sudore, attesa, pazienza, ore levigate da secondi d’attenzione, migliaia di passi, migliaia di respiri ritmici e altrettanti battiti del nostro cuore.

Ingresso agiografico

Un primo approfondimento

Proseguendo

Si trova una frattura

Nella roccia

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All’esterno è trasversale

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Il tempo ibrido

<- Giorno 7, Montecoronaro – La Verna

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