Epilogo

[5/6/7/8 Maggio 2019]

A volte un arrivo, una partenza e un ritorno coincidono con elegante simmetria, il tempo che li ha separati pare non essere mai esistito, dissolto in un’unica presenza sincrona.

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civiltà uno

Poi, i pensieri cominciano a riaccadere, sembrano roba d’altri, appaiono brancolando come fantasmi: navigano nella mente senza chiedere permesso, oltre ogni capacità di impedimento; assorbono forza, energia vitale ed intenti ipnotizzandoci in desideri, ragionamenti che fino a pochi passi prima non esistevano, non pensavamo, non desideravamo. Arrivano così, ondeggiando tra una parola e l’altra tanto da non poterli crederli miei, mi attraversano da fuori, come se vivessero una vita propria, ombre nella notte, mantelli a ricoprire fuochi fatui.

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civiltà due

La vita di casa è ancora qui, mi aspetta come un vestito aggiuntivo, io stesso l’ho disegnato, cucito e tagliato, ma senza riuscire a prendermi bene le misure – mi muovevo continuamente. Mi si adatta si, ma non del tutto: è un modello sempre vecchio, appena lo raggiungo e mi ci infilo sento ogni rattoppo bruciare, da ogni strappo entrare aria gelida. Nonostante questo mi copre, mi riscalda e mi rassicura, adattandosi nuovamente alla mia pelle, senza scampo.

Più passa il tempo, più il vestito si fa sformato, le sue falde creano increspature e vuoti intollerabili. O sarò io a trasformarmi fino a rassomigliargli, oppure sarà lui a logorarsi, fino a essere buttato.

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Stanotte ho sognato.

Camminiamo per questi castelli, cunicoli, parchi e selve, cercando uscite labirintiche, tra massi, poggi, fra una torre e l’altra, fra un giardino, un campo e un altro giardino. Passiamo tra lunghi corridoi di pietra, come se tutto fosse collegato – castelli, torri, alberi, foglie – e dormiamo in strane ma accoglienti stanze, torrette semicircolari, su letti di sasso, diramazioni naturali dei muri in pietra viva che proseguono al centro della stanza, levigati dall’acqua, comodi, affatto duri, di colori tenui, terre colorate rosa, gialle, mattone, contornate da semplici linee decorative.

Dormiamo la notte e la mattina ci svegliamo, continuando a camminare.

Continuiamo per – non ricordo – uno o tre giorni questo pellegrinare, fino a trovare degli amici, rendendoci conto solo in quel momento di aver compiuto un periplo, di aver chiuso un cerchio tra i castelli e le torri che abbiamo toccato.

L’ultimo luogo è un enorme cortile tra lontani muri, un arrivo dove arriviamo tutti, come corridori. In fondo un palco dove premiano gli appunti migliori del proprio viaggio, a cui sono stato invitato, senza che questo mi gioisca.

Ho delle remore a lasciare quello che sto scrivendo- sarà, forse non ho fiducia – osservo il palco, mentre le persone si diradano raggiungendolo – non so più che fine abbia fatto ciò che ho scritto – scorgo un sentiero alla mia sinistra, va nella boscaglia, mi giro e a gran passi, lo prendo.

Nel dormiveglia si incidono delle parole nella mente, le lavo, le modello e le limo, per poterle ricordare, o scrivere al mio risveglio.

Al momento ancora non hanno trovato la strada per uscire.

Evidentemente non mi sono ancora svegliato.

<¬ Giorno 8, La Verna

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